mercoledì 29 aprile 2009

La vera storia di quel giorno#3


Per chi non avesse ancora letto:


In macchina ogni cosa scivola via, lontana da me, nonostante lo strascicato passo delle cose riesco ugualmente ad ipnotizzarmi fissando il mio sguardo riflesso sul finestrino, in esso adocchio un velo di sensuale tristezza, il colore degli occhi si confonde facilmente con l’oscurità della notte e inconsciamente mi guido in uno dei miei soliti viaggi mentali, ignoro quindi Elisa, particolarmente concentrata alla guida, e parto sulle melodiose note di “vivo per lei” di Andrea Bocelli.
Sogno d’essere sola, orfana, senza amici, senza parenti, senza conoscenze sconnesse, semplicemente solitaria. M’immagino d’essere ai margini di un dirupo a un’altezza vertiginosa, circondata dall’immenso cielo roseo, il quale accompagna il globo infuocato verso il suo luminescente tramonto, d’essere attorniata dal vento ballerino, caldo e vellutato, d’essere solamente lì, per godere dello spettacolo, solo lei ed io, diventando una cosa sola, poiché le sorrido ad occhi sbarrati e la sfioro con le dita, felice di poterla annusare fino a riempirmi i polmoni di lei, colma di lei, per sentirmi vibrare l’anima, per sentirmi parte di lei, per avviticchiarla a braccia spiegate e sentirmi finalmente esaudita, per sentirmi in vita, come lo è lei d’altronde, come lo è la vita stessa.
Il fragoroso sospiro di Elisa mi sveglia dal trip, mi scruta a lungo, così, improvvisamente agitata le starnazzo: “Hey Ely, non starai mica giocando a “ti guardo e guido” alla two Fast two Furious vero?” sorride e, quasi a chiederlo alla strada, ribatte con estrema bonaccia: “Tu per chi vivresti?”. Questa domanda non me l’aspettavo, ora cosa le rispondo? - Vorrei prima d’ogni altra cosa imparare a vivere, sentirmi viva e trasmettere tutta la mia vitalità al futuro uomo della mia vita – patetico direi, ed estremamente contradditorio con il precedente vaneggio, perciò reagisco a freddo: “Non saprei, per nessuno forse, sono troppo vigliacca e ingenua per donarmi a qualcuno”.





Elisa indossa una bionda e riccia parrucca, un groviglio invadente, sfacciato, che le avvolge quasi tutto il volto, a fatica si intravedono gli occhi chiari e la bocca polposa, ma in compenso mostra con orgoglio le gambe snelle e slanciate, le quali invidio da matti poiché sono anche maledettamente sode e perfettamente muscolose. Quei finti capelli però non riescono a nasconderle lo sguardo autorevole del momento e sempre giocando a “ti guardo e guido” asserisce: “piccola Je, l’amore perenne non esiste. Sì, ok, t’innamorerai magari, lo spero per te, ma come già saprai la passione prima o poi avrà fine, perciò è molto meglio non essere mai soggiogati dall’amore stesso, bisogna vivere, vivere nella consapevolezza dei nostri limiti, ma pur sempre vivere finché c’è concesso. Donare rende vivi, ma per vivere dovresti anche ricevere, e tu, Jessichina mia, non stai ricevendo un bel cazzo di niente. Soffri in silenzio e vivi male.”.
Stupita balbetto stupidamente: “Ely, per-per piacere, ora guarda la strada altrimenti no-non mi resta nemmeno da vivere male, please!”.
E cazzo! Un pochino ha ragione, non sto vivendo pienamente. Mi ferisce sapere che l’amore non esiste, perlomeno l’amore che immagino, un amore costruito sulla passione perpetua, sulla massima fedeltà, sull’estrema ammirazione, sull’ assoluto rispetto e sull’onesta dedizione. Tutti questi valori messi insieme danno alla luce un amore sano, puro, vero, semplice, ma non esiste. Non esiste.
Elisa percepisce il mio imbarazzo, probabilmente sotto a quella parrucca cespugliosa si nasconde uno speciale vacuometro, il quale riesce a rilevare nella mia cocuzza il vuoto assoluto alzarsi vertiginosamente di pressione, quindi mi distrae con una fasulla proposta: “Che dici? Tappa all’Ikea di Padova prima di distrarci con migliaia di tette, culi, cazzi e figa?”
“Padova?!” guardo immediatamente fuori dal finestrino sbattendo rumorosamente la fronte sul vetro ed Elisa lecitamente biascica tra le note della sua cacofonica risata e ripete “Tette, culi, cazzi e figa!” – “A parte che l’Ikea è da questa parte, ma cos’ha di stupefacente Padova?”.
Continuo a guardare fuori, aggrappandomi come un cane alla maniglia della porta e le rispondo fievolmente: “ha un geniosregolatezza” e sorrido, assorta nuovamente in un altro viaggio. Elisa probabilmente penserà ad un personaggio famoso, a Galileo forse, alla mostra del IV centenario del cannocchiale, si limita quindi a sorridermi e a guardarmi teneramente, proprio come si guarda una scimunita bambina mentre indica un giocattolino di Hello Kitty in vetrina.
Mi riferivo a tutt’altra cosa ovviamente, connettevo ad altro, a qualcuno il quale mi sono fatta sfuggire, un altro plumbeo tramonto senza l’alba, avessi mai il coraggio di scalare il monte, trovarmi sul quel dirupo e lasciarmi andare. C’è chi dice che il problema non è la caduta ma l’atterraggio eppure continuo a temere ogni cosa, anche al debutto, sarà perchè pavento a un capitombolo. 
Lo so, è sbagliato, è lampante il fatto che ora non vivo per lei.

∞ S.J.∞

Continua ...

3 commenti:

Stregatto ha detto...

ma io pensavo fosse sera..tarda sera :D a quell'ora che ci si andrebbe a fare all'ikea di padova :D per il resto sembra che di solito elisa non se ne esca con discorsi del genere..e stavolta. così di punto in bianco t'ha stupita :D
per il saltare direi dipende dall'altezza...un paio di giorni fa immaginavo come dev'essere spiaccicarsi sull'asfalto...sentire il tuo corpo che come un pomodoro perde consistenza scoppia..esplode...non dev'esser bello. Per il cadere..credo duri talmente poco che non te ne rendi conto :D
Sta giornata diventa sempre più particolare cmq :) sarebbe stato bello che un bianconiglio v'avesse attraversato la strada :D

∞? ha detto...

Erano le 20:00 penso, bo, non conosco gli orari dell'Ikea :)
Bè, Elisa stupisce anche senza aprir bocca :D

Riguardo al cadere... non lo so, ma prima o poi lo farò, mi lancerò e vaffanculo!

giardigno65 ha detto...

L'more perenne ha fatto la fine delle nevi, dei ghiacciai (non e peccato)