domenica 31 maggio 2009

Come salsa al pomodoro





Ogni vaso sanguigno porta alcol dalle varie parti del corpo all'atrio destro del cuore, il quale martella sofferente. Gli occhi sono rannuvolati, la vista precede ogni movimento del bulbo, i suoni sono ammassati, snaturati, sguaiati e fuggitivi. La mente, la mente; 
La mente gode della pazzia, si compiace dell’illogico e del sostanziale, è purpurea, è dissennatamente serena mentre il senso tattile striscia, s’ingrossa, si appesantisce, s’intorpidisce. 
Mi dimeno in un corpo avulso, in un mondo irregolare, in un’attesa inaspettata finché madre illusione mi accarezza, mi aiuta, m’imbecca, cosicché la lingua stopposa soffoca negli aromi inebrianti e sprigiona le ultime parole senza tempo: "io, come salsa al pomodoro".
Brillo.

∞S.J.∞
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giovedì 21 maggio 2009

Vi odierò ancora di più


Vivo in un nucleo impregnato dall’ignoranza abissale in cui regnano sovrani dai cervelli innacquati di pensieri confusi, giostrano le proprie rozze mani per punzecchiarmi alla meglio, ma perché sono incapace di evitarle? E perché non servo di una nobile postura e di parole degne alla mia superiorità? Forse perché discendo dal loro stesso gene, sono infettata dal loro putridume, il quale porta solo ad una lenta autodistruzione. Potrò mai salvarmi e pulirmi da questo squallore? E potrò mai sradicarmi dalla placenta e manifestare con le giuste e acuminate parole tutta la mia repulsione per essa? Vorrei cancellare ogni discendenza, vorrei mutare il mio DNA, vorrei essere l’opposto dei miei congiunti. Il mondo sarebbe migliore, più amato e rispettato se persone malfatte e inadeguate non esistessero, tuttavia non è per amore del mondo per il quale odio ma è per amor mio, devo salvarmi, devo corrodere ogni mio ricordo e ogni goccia del mio sangue. Vorrei ancora più odio per acquisire una voce ferma, pacata e diabolica e distruggere finalmente la mente malsana, la quale continua schifosamente a pensarmi e disturbarmi.
Vorrei distruzione, fine e genesi.

∞ S.J.∞


bang!
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sabato 16 maggio 2009

L'essere onnivoro della cultura postmoderna



Sapete qual è la verità?
La verità sta nella maggior parte di chi legge queste righe e non vuole ammettere la propria incapacità di dimostrare il vero essere poiché è troppo sconosciuto a sé stesso in questa società oramai fashion victim, la quale società “… a comun danno impera, E l’infinita umanità del tutto”. Chi legge queste poche righe molto probabilmente somiglia al prossimo lettore e alla prossima persona con cui si relazionerà, ciò nondimeno negherà sempre a sé stesso di tali similarità. Chi legge questa riga si assicura di essere diverso, di essere unico ed originale proprio nel momento in cui esercita lo stesso lavoro di molti, indossa gli stessi vestiti dei manichini, usa oggetti commerciali e inteschia pensieri e modi di dire già sentiti e letti. E colui il quale legge, arrivato a questo punto del post, probabilmente cerca avidamente una piccola parte autentica di sé per essere ancora più...




Forse la verità è che alcune di queste persone possiedono la tanto ricercata verità, peccato che essa debba essere collaudata.
∞S.J.∞
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mercoledì 13 maggio 2009

Fermati prima di partire



L’inizio o il proseguimento di un amore
non saranno mai la vera apologia di una storia,
piuttosto lo sarà la fine.

Si inizia con l’interesse,
si prosegue con la divinazione,
poi con la sete di confessioni
sino a giungere alla fame dell’altro.
Decifrati i segreti arrivano le parole,
spesso pretenziose e categoriche,
le quali dissezionano, stabiliscono, classificano.
Dunque tutto diventa comprensibile e tranquillizzante.
Arrivati a questa cruciale fase l’amore è ormai mutato,
quel fascino poetico e seducente avvizzisce, ma
può cominciare la routine
di una relazione
o
di un distacco.


L’amore vero
finisce prima che esso stesso perisca,
L’amore vero
finisce prima di logorare il desiderio,
ma soprattutto,
per amore di esso
deve intenzionalmente finire.

Altrimenti
l'amore vero prende un altro nome:
Egoismo.

∞ S.J.∞
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Io, Donna Echidna Arpia Lamia





Quando una donna non si sente più tale?
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sabato 9 maggio 2009

La vera storia di quel giorno #9



Per chi ancora non avesse letto:
- La vera storia di quel giorno
- La vera storia di quel giorno #2
- La vera storia di quel giorno #3
- La vera storia di quel giorno #4
- La vera storia di quel giorno #5
- La vera storia di quel giorno #6
- La vera storia di quel giorno #7
- La vera storia di quel giorno #8


Usciamo dallo stabile e finalmente fumo una sigaretta, osservo l’edificio davanti a me e ancora mi domando come possa un posto esteticamente futile essere un prestigioso privè, ma soprattutto è incredibile il fatto che esistano persone eccentriche e senza pudore le quali probabilmente incontriamo in altri panni, totalmente diversi a lavoro, a casa o tra gli amici. Alla gente piace mascherare il proprio vero apparire, quindi potrebbe essere veramente difficile condividere qualsiasi particolarità di sé con una determinata persona, ma ancora non capisco perché ossequiamo la verità per poi rinchiuderla avidamente in noi, privandoci del piacere d’essere capiti ed amati per quello che siamo realmente, è stupido, ma è la realtà dei fatti.
Saliamo in macchina, la strada è lunga ma non ho voglia di parlare, non c’è nulla da dire.
Sento ancora freddo e soprattutto mi sento sola, senza amore, senza qualcuno il quale poter scambiare sguardi d’intesa, con cui scherzare e ridere fino a sentirci dei bambini, a cui stringere a me e sussurrare all’orecchio “io! Sono io ad amarti realmente”, non c’è calore umano che sappia denudarsi e avvolgermi di veri sentimenti, ci sono solo io, tremolante, che guardo fuori dal finestrino e osservo passarmi a fianco quel fantomatico edificio blu.

La strada del ritorno è sempre molto più rapida dell’andata, chissà perché. Arrivo a destinazione, perciò ringrazio Elisa per la serata e la saluto affettuosamente. Ancora qualche passo a piedi e raggiungo casa, ma non ho voglia di rientrare adesso, desidero invece fumare un’altra sigaretta, da sola, e aspettare l’alba seduta su una vecchia panchina di una fermata dell’autobus oramai inagibile. Difronte a me si mostra un vasto campo di grano che attende d’essere sfavillato dalla prima luce, mi metto quindi comoda, mi copro bene con il lungo cappottino e fisso l’orizzonte aspettando pazientemente.





Il fascino del nuovo giorno è sempre incantevole, denudo la mia mente per qualche secondo, questo momento dev'essere impresso bene nella mia memoria, desidero renderlo mio e soprattutto non voglio dimenticarlo mai. Mi rannicchio, portandomi le gambe al petto, e nella pace del silenzio osservo emozionata la spettacolare bellezza della natura.

È ora di concludere la serata, ma resto ancora un po’ qui ad ascoltare i primi cinguettii, appoggio la fronte sulle ginocchia e ricomincio a pensare. 

- Penso a dopo, a me che nonostante il freddo sarò scoperta e senza veli sul mio lettone, come sempre mi raggomitolerò nascondendo il viso tra i pugni, chiuderò gli occhi e ascolterò il mio vuoto, il tuo silenzio e me stessa senza di te. L’immancabile gelo mi rammenterà di smetterla di pensarti , perché tu, e questo lo sanno tutti, tu non sei l’uomo adatto a me, sei l’uomo più confuso del mondo e io la donna più svampita. Non sarò mai pronta né a stare con te né a stare senza di te perciò mentirò, mentirò al vuoto, al silenzio, al freddo e a te, sì anche a te, che mi avrai già dimenticata quando finalmente ti abbraccerò nei miei caldi sogni –.

∞ S.J.∞
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La vera storia di quel giorno #8




Per chi ancora non avesse letto:


Avanzo lungo il corridoio fino a raggiungere il terzo foro, all’interno vedo una decina di persone amoreggiare tra loro, una coppia in particolare attira la mia attenzione, un uomo attempato e corpulento sta violentemente penetrano una ragazzina. Lei è messa a novanta, con i gomiti e gli avambracci ben saldi sul materasso, il suo volto è coperto dai lunghi e folti capelli scuri, e geme, piagnucola quasi, ma tra le sue urla si odono parole provocanti “Scopami, scopami tutta!” sono strepiti di godimento i quali provocano l’accelerazione dei colpi, sempre più schiaffeggianti. L’aspetto inquietante di tutta la scena è vedere quell’uomo disgustosamente grasso e viscido, il quale non ha alcun riguardo per la persona sotto di sé, potrebbe sbattere una capra o una scrofa, che importanza ha per lui? Quell’essere, in piedi e a testa chinata non riuscirà mai a intravedere il suo fallo eretto, è stupefacente quindi scoprire la possibilità di un rapporto sessuale, con tutto quel lardo riesce tuttavia a centrare un orifizio, incredibile.
– Lo detesto, vorrei tanto che qualcuno lo incuneasse nello stesso modo, ancor più disprezzo lei, la quale si fa soggiogare da un porco schifoso, ma perché tanta noncuranza di sé stessi? Se lei vedesse la disistima del suo cavalleggero magari capirebbe la mia repulsione – 
Mi rendo conto di essere arrossita dalla rabbia, sento pizzicori corrermi in tutto il cranio. Senza mai interrompere il movimento meccanico l’uomo si volta verso di me, scopa la puttana e mi fissa dritto negli occhi, il suo sguardo è vuoto, non c’è espressione nel volto.
Non ce la faccio a ricambiare lo sguardo, quell’essere m’incute timore. 
- Perché mi fissi? A cosa stai pensando? Pensi almeno? – 
Me ne vado, mi sento di troppo. Proseguo il cammino e sbircio velocemente in tutte le stanze, scorgo transessuali insieme ad alcune ragazze, coppie gay ... ogni camera quindi accoglie una persona diversa pronta a cedersi al prossimo e al proprio essere.




Arrivo al solito vicolo e trovo Elisa appoggiata alle sbarre della stanza delle torture, osserva divertita.
“Cosa sbirci Ely? Hai uno sguardo malandrino” 
“Guarda tu stessa” e indica con la testa il tavolo, qui dentro l’ambiente è sempre più illuminata dalle rosse candele, ora sembra quasi di partecipare a una setta. C’è qualcosa su quel tavolo, mi avvicino alle inferiate e ancora una volta dimentico di chiudere la bocca per l’incredulità. Su quel lettino rigido c’è una persona nascosta da un particolare telo eccessivamente aderente, forse il tessuto è gommato o è in lattice oppure polietilene, non vedo bene da qui, certo è che quell’uomo si trova in un sacco sottovuoto, è come trovarsi in un sacchetto per alimenti della Foodsaver. L’impermeabile presenta solamente due buchi uno a livello della bocca e l’altro più in basso, alla parte intima, dal quale fuoriesce un’imponente erezione. Attorno all’uomo incartapecorito ci sono trans e donne vogliose di abusare di quell’asta in bella vista, una trans smanetta rapidamente il suo cazzo già eccitato per poi infilarlo nella bocca dell’imbalsamato, muove energicamente il bacino facendo entrare ed uscire il suo pene da quell’invisibile bocca, sento i gorgoglii della vittima, forse cerca di urlare, non capisco bene, nel frattempo gli viene fatto anche un fellatio da una donna in minigonna nera-lucida e con un collarino in vinile, ed ecco che subentra una ragazza, spazientita scosta la donna e salta sopra il tavolo penetrandosi e godendo davanti a tutto il pubblico, io ovviamente continuo ad assistere lo show a bocca spalancata 
- Pazzesco! – 

“Avanti cara, fatti una bella cavalcata” 
“Ely, ma sei scema? Mi sento accidentalmente coinvolta in un omicidio, questo poveretto è spacciato”
“Ahà, è talmente poveretto che è venuto!” Elisa mentre parla non mi guarda nemmeno, sorride a braccia conserte. Forse è convinta di partecipare ad uno spettacolo di cabaret. 
- E poi dicono che gli adulti perdono la voglia di giocare, ma per piacere! – 
Non posso nascondere di divertirmi anch’io, ammetto di aver già visto queste “esibizioni” in diversi filmini porno, quello che vedo quindi non dovrebbe essere una novità eppure viverla in prima persona rende tutto particolare ed esclusivo. Tutte queste emozioni mi hanno fatto venire voglia, un’irresistibile voglia di fumare una sigaretta.
“ Ely, vorrei fumare una sigaretta”
Elisa dà un’occhiata al suo orologio e con aria sconsolata decide di tornare a casa. Questa volta le sto vicino e torniamo indietro senza incontrare troppi ostacoli, finalmente usciamo dall’oblio e ci lasciamo fulminare dalle luci artificiali.
Prima di raggiungere la reception mi volto verso la pista da ballo per guardare l’ultima volta quella divinità femminile oramai conquistata dalla melodia. Il suo corpo sudato brilla sotto le sfavillanti luci, i suoi movimenti serpeggianti, morbidi e flessuosi mi fanno cadere in trance, quelle labbra scure e carnose sono l’estasi dei miei occhi e i suoi occhi diamantati sono il portagioie del puro visibilio. È bellissima. È una dea degna d’essere accarezzata da mani vellutate come petali di rosa e poiché ogni carezza è un dono all'eterno a lei solo deve essere espresso gratitudine e nutrita dalla più onesta devozione.
In verità questa sera solo io ho goduto, solo io ho beneficiato della vera esaltazione, la quale non è, come si crede, riservata ai soli uomini, ma solo a quei pochi i quali sanno meravigliarsi dell’incantevole bellezza femminile.

∞ S.J.∞

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giovedì 7 maggio 2009

La vera storia di quel giorno #7




È impossibile spiare la successiva camera, c'è troppa gente calcata alla parete, nonostante tutto Elisa ha un’agilità felina sconcertante, riesce con esperti movimenti scansarsi da chiunque e proseguire ancheggiando per la sua diritta strada, senza troppi problemi infila la testa nei fori saziandosi della leziosità altrui. In questo momento mi ricorda moltissimo Winnie the Pooh, un ghiotto orsetto per la stradina sterrata in cerca di un alveare da cui attingere il gustoso miele, ma qui non c'è segno di dolcezza, l'unico modo per placare la fame è quello di liquefare la propria frenesia per poi centellinarla poco alla volta e godere del suo genuino elisir. 
È incredibile, mi trovo nel bel mezzo di un’altra orgia, questa volta sono circondata da un centinaio di persone, è una sensazione indescrivibile. La percezione visiva è molto limitata ma gli altri sensi hanno ampio spazio di comprensibilità, il solo sentire i sospiri e i gemiti di piacere risveglia in me un’incontrollata esaltazione, pronta a dare in escandescenza. Nell’ombra dell’oscurità distinguo solamente i movimenti dei corpi, mi sento diversa, mi sento naufraga in un mare burrascoso nel quale fermenta una forza sconosciuta. Non posso tornare indietro, oramai sono accerchiata da numerosi corpi, devo solo proseguire facendo attenzione a non calpestare qualcuno. I tramezzi assumono forme umane e ogni angolo è coperto da persone affamate di carne, sono ovunque, davanti, dietro, sotto di me ed ora s’apprestano ad inondarmi.



Una ragazza dai seni scoperti mi abbraccia posando le calde labbra sul mio collo, mi bacia con ardore, accarezza lentamente la mia nuda schiena, respira sul mio decolté e scende giù, molto lentamente, le mani ora scivolano lungo i miei seni stringendoli l'uno contro l'altro e la sua bocca finalmente approda su di essi ancorando nel bel mezzo la sua cocente lingua. Altre mani lambiscono il mio corpo, sfiorando ogni centimetro della mia pelle e stimolando ogni vibrazione – se non passo oltre, se rimango qui, permetterò alla mia eccitazione di straripare e cederò a qualsiasi tentazione - Ho il cuore in gola, non sono abituata ricevere baci da persone sconosciute, afferro perciò le braccia di lei concentrandomi sul suo viso, il quale è fastidiosamente camuffato dal buio tenebroso, a malapena scorgo i suoi delicati lineamenti, le sue braccia sono molto più magre delle mie, quasi mi intenerisce ma non voglio accarezzarla e ricambiarle quegli emozionanti baci, non voglio essere sedotta, non qui e non così. Decido quindi di proseguire, l’allontano con somma gentilezza e me ne vado, lasciandola lì a guardami allontanare da lei. Mi sono fatta sfuggire l’opportunità di consumare ogni desiderio sessuale con una ragazza, ma qualcosa dentro di me mi ha immobilizzata, non è quello che voglio, o forse lo voglio per soddisfare una mia curiosità, non so nemmeno questo, so solo che non è quello che cerco o desidero veramente. L’abbraccio di cui ho bisogno ha senz’altro spalle più larghe, più virili e più risolute, un abbraccio che sappia avvolgermi con vigore e sappia proteggermi da qualsiasi pensiero avverso, un abbraccio amico, complice ed eterno. Un abbraccio che non esiste, probabilmente.

∞ S.J.∞

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La vera storia di quel giorno #6




Per chi ancora non avesse letto:

- La vera storia di quel giorno
- La vera storia di quel giorno #2
- La vera storia di quel giorno #3
- La vera storia di quel giorno #4
- La vera storia di quel giorno #5





Le parole taglienti di Elisa mi feriscono, perciò decido di raggiungere il prossimo foro senza di lei. Voglio starmene sola, ne ho bisogno, ne ho sempre avuto il bisogno e ancora non riesco a concepire il perché di questa mia particolarità. So di avere la capacità di esercitare una forte influenza su qualsiasi persona, ciò nonostante desidero sparire nel momento in cui la conoscenza inizia ad acuirsi verso un rapporto d’amicizia, a quel punto evito ogni possibile contatto. Durante il tempo in cui avverto la nostalgia di qualcuno difficilmente ne vado alla ricerca e anche se i miei sentimenti verso la persona sono vitali non farò nulla per chiamarla, ciò nondimeno spererò fervidamente d’essere rintracciata. Preferisco eclissare nel mio vuoto piuttosto di invadere gli spazi altrui, per tal motivo prediligo la solitudine, sempre.



Appoggio la fronte al multistrato e sbircio a lato della fessura, in questa stanza c’è una sola coppia, una giovanissima ragazza mingherlina ed un uomo sulla quarantina d’anni, accigliato, quasi immusonito. I due si accarezzano con particolare smania artigliandosi la carne tanto da potersi accartocciare con la massima ingordigia – Dio! Quanta bramosia! - Abbasso gli occhi, fissando il lenzuolo artatamente sbattuto dai movimenti degli infervorati - Sono stanca di rivedere lo stesso spettacolo - Guardare da fuori, essere perciò una spettatrice, dà la possibilità di notare particolarità inconsiderate durante lo specifico atto. Qui, ora, ritrovo in loro il mio egoismo, il solito bisogno di sfogare gli istinti senza alcuna sfera affettiva, senza l’amore del compagno. Questa scena mi sfianca, saranno state le parole di Elisa, sarà perché osservo una coppia egotista, non lo so, almeno capisco bene di sentirmi alquanto infastidita da questa visione. Dal nulla una mano ghermisce il mio fianco, c’è un uomo dietro di me, non mi volto e di sicuro non mi sorprendo, alla fin fine me l’aspettavo. Un nudo e massiccio membro s’appoggia dietro di me, lo sento molto bene, sento la sua pelle strusciarsi, dopotutto la mia gonnellina a malapena riesce a coprire l’apice della rotondità del mio sedere, e mentre l’altra mano palpeggia la pienezza di un mio seno penso che non è questa la mano dalla quale desidero sentirmi toccare, non sono questi i sublimi movimenti i quali dovrebbero zampillarmi di forti emozioni - Non sei tu l’uomo giusto - Continuo ad osservare i due esaltati sul letto e immobilizzo la mano oramai dentro il mio finissimo vestitino, quindi scivolo lentamente la testa all’indietro fino ad appoggiarmi sulle spalle di lui e, avvicinandomi al suo orecchio, gli sussurro risoluta: “Non hai speranze con me, non sei tu che cerco, sono lesbica perciò ti prego basta così”. L’uomo mi libera dalle grinfie e guardandomi sorridendo mormora a sua volta: “un vero peccato” e senza aggiungere altro sparisce nell’oscurità – Porca puttana! Che figo! - Rimango scioccata, è un bellissimo uomo, dalle spalle larghe e petto palestrato, sono rimasta affascinata dai suoi occhi estremamente dolci e sorridenti. - Che corpo! – 

“Senti ma sei grulla o cosa?” Elisa mi raggiunge più sconcertata di prima. 
“Ely, a parte il fatto che ho visto dopo quanto stra-bono era, comunque queste gambe non si apriranno a nessuno qui dentro, ci siamo intese?” le punto l’indice in faccia con sguardo volitivo, lei sgrana gli occhi ed alza le braccia in segno di resa come se avesse una pistola puntata contro.
“Va bene, va bene, come desidera Madame, ti sei solo fatta sfuggire una mega scopata da uno stra-mega-figo, nulla di grave, solo un tantino stupido il tuo gesto. Senti andiamo al buco tre, prima ho visto entrare una coppia niente male”. Arrivata al termine delle sue parole spunta sulla faccia di Elisa quel solito sorriso di Joker, inizio seriamente a preoccuparmi. 


∞ S.J.∞
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lunedì 4 maggio 2009

La vera storia di quel giorno #5


Per chi ancora non avesse letto:


Forse non ho ben capito cos’è un privè, ho la sensazione che questa sera non vedrò un’esibizione ma, anzi, ne farò parte. Scosto il pesante telo e davanti a noi si mostra il buio corvino accompagnato dal rimbombante silenzio, ogni nostro passo disturba la quiete della stanza, ma avanziamo ugualmente con indifferenza, alla cieca, finché la strada schiarisce poco alla volta permettendoci così di visualizzare un ostacolo nero, un pannello stratificato a pochi metri da noi, se non avesse una particolare lanterna appesa al suo centro sarebbe un’inutile parete spoglia e saremmo subito ritornate indietro – Ma aspetta! - strizzo bene gli occhi - Aspetta c’è qualcosa! - scorgo con fatica altri due varchi uno a sinistra e uno a destra del pannello stesso – Oddio! quelle stanze sono ancora più buie di questa -.
Elisa s’avvinghia al mio braccio e come al solito prima di una sua considerevole rivelazione sfoggia il sorriso alla Joker: “Cara, benvenuta nel labirinto, questa sera sceglierai la tua strada senza l’aiuto della ragione, bensì servendoti unicamente del tuo buon istinto”. 
Giro dunque a destra portandomi a braccetto Joker, la strada prosegue lungo un angusto corridoio privo di luce, devo lasciarmi guidare dalla mia sensibilità tattile, sfioro perciò le pareti con le mie timide dita finché mi accorgo che su di esse ci sono alcuni fori giusto all’altezza della mia testa, ciascuna apertura è larga circa cinquanta centimetri di diametro, infilo quindi la capoccia in una fessura e scopro con stupore una camera da letto illuminata dalla fievole luce color ghiaccio, al centro un enorme letto rotondo coperto da un lenzuolo di raso bianco e in parte, alla destra, un divano foderato dello stesso tessuto rivolto verso il lettone. Introduco così la testa nei prossimi buchi e in ognuno scopro enormi stanze con un letto sempre diverso e con a lato una poltrona o un divano. – Ma quante sono? – Giriamo a destra poi a sinistra e ancora a sinistra, ogni svolta ci conduce in simili viuzze dove scovare diverse camere da letto, finalmente arriviamo ad un vicolo cieco, ma questa volta la stanza differisce dalle altre, è una cella, o meglio, una stanza delle torture illuminata da rosse candele, simili a lampade votive.
In internet avevo visto diverse foto di persone legate e appese come salami, ho notato che la corda va stretta anche alle parti intime, compresi i testicoli, esistono varie tecniche per avvolgerli fino a restringerli, ovviamente le parti diventano incredibilmente violacee, spesso il viso viene nascosto da una museruola, probabilmente per coprire il volto rigonfio dalle “commozioni”. Qui davanti a me c’è tutta la cordatura adatta per intraprendere questo giochetto, inoltre ci sono anche delle sferze, degli staffili, delle verghe, delle mollette e tanti altri strumenti strani, ben ordinati e agganciati sulla parete difronte a noi, c’è addirittura un tavolo cui poter intrappolare mani e piedi della vittima-protagonista e una strana poltrona su cui ci si deve solo accomodare a pancia in giù per attendere i numerosi colpi. 
– Sicuro qui c’è stata gente la quale è dovuta correre all’ospedale –
Elisa impugna una specie di randello e se lo porta a livello della bocca confondendolo con un microfono: “Che dici? Ritorniamo in discoteca? Beviamo un paio di Martini e quando arriva la calca ci addentriamo ancora qui dentro?” Accetto volentieri, ho proprio bisogno di alcol. Qui in questa fottutissima festa privè non c’è un posto dove poter fumare - Niente fumo? Allora vada per il sollievo alcolico - E pensare che fino a circa un anno fa non fumavo affatto, al massimo bevevo uno o due Spriz il fine settimana, ero una salutista, perlomeno mi ci sentivo, ero addirittura impegnata in uno sport agonistico. Adesso invece trasgredisco in ogni dove e la salute la lascio farsi friggere.
Ritorniamo con difficoltà nel locale da ballo e mentre Elisa si accinge al bar per ordinare le nostre bevande io mi avvicino all’invitante banchetto, mi limito a mangiucchiare qualche salatino finché ad un tratto mi imbambolo davanti a una visione aurica e – cazzo - dimentico di chiudere la bocca. A pochi passi da me c’è quella ragazza la quale avevo adocchiato pochi minuti fa, ora si trova sul cubo a ballare la pole dance – wow! – è proprio davanti al palo e guardando in basso shakera le spalle a ritmo di musica strapazzando violentemente i seni divisi dall’imponente asta, scende giù, senza mai fermarsi, allargando lentamente le gambe e mostrando a poco a poco tutta la sua glabra intimità dalla quale affiora una piccola prominenza rosea divisa da un finissimo spago nero – “hhhhha” – aspiro brutalmente dimenticando di non aver ancora ingerito tutti i salatini in bocca. Se non fosse per Elisa o meglio per il Martini sarei morta soffocata,  sarei comunque morta volentieri lì.






È ormai mezzanotte e mezzo, dopo un paio di Martini e qualche movimento cadenzato Elisa decide che è giunta l’ora: “È giunta l’ora Cicci”
“ùi, già a casa?” e intanto continuo a sculettare attorno a una simpaticissima trans, senza però perdere mai di vista quella dea dai cappelli lunghi e dalla carnagione meticcia. 
“No, scema! È l’ora del privè”.
Mi ero già dimenticata del privè, è divertente ballare qui, la maggior parte delle persone si scatenano completamente nude, permettendo il sudore di scintillare sui propri corpi. Anch’io vorrei togliermi il vestitino per mostrare la farfalla d’argento dietro il mio tanga e rimanere in collant e scarpette in vernice nero, tacco sette centimetri, ma niente, la mia timidezza me lo proibisce.
Elisa mi fa cenno di andare – Santo Cielo quanta fretta! – perciò, entrambe con passo deciso, solchiamo la tenda smorzando all’improvviso l’allegra musica. Mi accorgo subito che il buio è privo di quel precedente silenzio tombale, c’è qualcosa di diverso ora, rallento la marcia, il mio cuore sussulta, ho smesso di respirare.
Quello che sento sono gemiti di eccitazione, sono numerosi fremiti e sospiri di parecchi uomini e donne, questo corridoio si è trasformato in un torbido cunicolo di alitanti fragori. Riprendo a respirare con affanno. Ho il batticuore. 
Raggiungiamo la lanterna e questa volta scelgo di girare a sinistra, c’è un lungo corridoio prima di raggiungere il foro, Elisa sgattaiola pochi passi più avanti, mentre il buio e le vibrazioni di puro godimento sono sempre attorno a me. Senza alcun preavviso sento una mano toccarmi la schiena e ancora le gambe, un’altra il sedere, un’altra l’interno coscia, sobbalzo: “Elisa!” - Che sciocca, non può essere lei, è davanti a me, ha già raggiunto il primo foro. Da dove cazzo arrivano ste mani? – Un intenso brivido mi assale, mi giro e rigiro, fatico a intravedere i volti, tuttavia avverto perfettamente una decina di mani accarezzarmi ovunque, ed eccone una stringere fervidamente la mia parte intima fino a scostare le mutandine e sfiorare la mia piccola sporgenza, delle madide labbra s’appoggiano sul mio orecchio e sussurrano con voce provocante: “Vieni con me”. Senza ragionarci troppo cerco di svicolarmi, tento di fuggire da questa geenna d’infervorati. Mi libero e raggiungo Elisa guardandomi bene alle spalle. Sono sicura che se avessi seguito quella voce sarei stata penetrata da numerosi uomini in pochi istanti, magari avrei anche goduto come mai prima ad ora. Non lo so, sono confusa e sento il mio corpo accalorarsi sempre di più. 
Spio insieme ad Elisa, dalla prima finestrella. Nella stanza ci sono una decina di donne e uomini addensati tra loro. È la prima orgia che assisto dal vivo, eppure tutto questo mi appare un evento estremamente naturale ed emozionante, ogni movimento è eseguito con estrema naturalezz poiché guidato dal puro istinto. – Perché ci sottraiamo al sesso di gruppo e alla promiscuità? Perché ci priviamo di tanta bellezza? Se solo potessi sfogare i miei istinti seguendo gli atteggiamenti più naturali, eliminando dunque ogni precetto sociale, mi sentirei certamente più libera e appagata –.

“Non ti nascondo di sentirmi eccitata, ho una voglia sfrenata di consumare i miei desideri carnali, ma non ce la faccio a lasciarmi andare” Con vigore mi mordo il labbro inferiore, quasi a volermi zittire per continuare a osservare meglio una coppia affiatata, la quale riesce a emanare delle sibilline vibrazioni volte verso il mio basso ventre e far circolare impetuosamente un’essenza estranea in ogni mia vena, riesco a percepire gli stessi fremiti dei due, è come se quelle mani e quelle lingue stessero lambendo anche me ubriacandomi la mente e rallegrandomi il corpo, le loro gesta e il loro ardore trascendono da ogni legge fisica, esagitano una forza la quale riesce inspiegabilmente penetrare anche il mio corpo – Santo cielo, desidero fare sesso! -. 

“ Per quale motivo non vuoi sfogare i tuoi impulsi?” – Elisa mi guarda sconcertata come se le avessi inveito contro, ora pretende delle legittime spiegazioni.

“Ely, indubbiamente quest’orgia fa perdere la testa, ma sono comunque degli estranei e per tal motivo non utilizzano le dovute cautele”.

“Cicci, sei una sciocca! Per quello che ne so logori ancora le tue voglie sessuali con il tuo ex, lo sappiamo bene tutte e due che se non è stato fedele durante il vostro rapporto non lo sarà di certo ora che possiede la piena libertà di svolazzare qua e là come uno stornello e appollaiarsi sopra ogni accomodante nidiata. Cosa cambia ora?”

“In effetti hai ragione, potrebbe essere talmente viscido da non pensare alla nostra salute, ma dubito che sia ipocrita fino a tal punto”

“Bambina mia, continui ad essere stupidina. Dalle tue precedenti confessioni so che il tuo ex ti usa come tappa buchi in tutti i sensi, come fai a non capire?”

“Smettila Elisa!”

“Invece no cara, se non sai ascoltare te stessa abbi almeno la volontà di ascoltare me, a quanto pare la sottoscritta ne capisce un pochettino di più. Ad esempio il tuo beneamato ex preferisce uscire con i suoi amichetti anziché starti vicina mentre ti senti male o dichiaratamente malinconica, è arcinoto che passa il tempo con te ogni qualvolta gli tira il pisello o, appunto, quando i suoi alleati non sono reperibili, non siete dunque amici né amanti. Lo sai bene che non riesce a starsene solo a casa a guardare la tv o leggersi un libro o il tuo blog, non gli interessano queste cose, lui certamente non vive per te, è il tuo ex per l'appunto, vive solo per se stesso godendo di chiunque. E allora? Non sei una tappa buchi e una scimunita? Tesoro mio, qui non ti trattano come un usa e getta, qui ti venerano, ti danno la possibilità di ascoltare te stessa e i tuoi piaceri lussuriosi, qui ricevi, ma soprattutto al di fuori delle mutandine non ti verrà tolto nulla di più”.

“Perché di solito di cosa vengo tolta?”

“Della tua dignità”.

∞ S.J.∞

Continua ...
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