venerdì 29 aprile 2016

Mai scrivere mai


... Mamah si sdraiò pesantemente sul suo adorato triclinio romano, le sembrarono secoli dall'ultima volta che sprofondò su quei gonfi cuscini color vermiglio e di fatti ne passó di acqua sotto i ponti. La stanchezza le formicolò lungo tutto il corpo concentrandosi particolarmente negli arti inferiori, come se una cucitrice volesse raccomodare dei lembi lacerati attorno ai polpacci, dunque per trovare una comoda posizione dovette prima contorcersi un bel po', sconquassò due piccoli cuscinetti e se li nascose alla zona lombare, è dal quel  dimenarsi che emerse tra la fessura dello schienale e il sedile lo spigolo di un taccuino.   Mamah spalancò involontariamente la bocca in segno di sorpresa, incredula capì subito di aver ritrovato il suo vecchio diario - Ecco dove t'ho abbandonato! Mamah fu esterrefatta da quel reperto, d'altronde è l'unico coccio rimasto di una vita vissuta e quasi dimenticata. Agguantò il libretto e lo abbracciò  all'altezza del ventre, sentì le viscere avvoltolarsi come polpette e finalmente si decise di distendersi in posizione fetale. 
- Smettere di scrivere è come smettere di respirare - Mamah iniziò a raccogliersi in ascetici pensieri. 
- Sono in apnea da troppo tempo oramai. Eppure sento ancora il desiderio di riavermi. Voglio parlarmi candidamente, vorrei intervistarmi periodicamente: perché ho smesso di tallonare l'ambita verità? Perché ho smesso di latrare tutto il mio odio per le persone che mi circondano? Di certo non ho iniziato ad idolatrare l'essere umano, non riuscirò mai ad ammirare fanaticamente nemmeno un solo essere della mia specie, mai.  Allora perché ho smesso di scrivere di punto in bianco?

Di scatto Mamah si sedette composta e si guardò bene tra le mani quel libretto dalla rilegatura sciatta e consumata, iniziò lentamente a sfogliare le pagine, una ad una, studiò attentamente lo strano equilibrio che delineava la sua cacografia e il disordine del tracciato, non lesse mai una parola poiché la sua attenzione si spinse alle discromie delle pagine oramai ingiallite dal tempo, poi  al profumo indistinguibile  del degrado cartaceo sino al rilievo della scrittura. Massaggiò la carta ruvida e percepì passare sui polpastrelli piccoli solchi, con sorpresa le papille del derma iniziarono ad inebriarsi della forma delle sue parole. Mai pensava di poter provare così tante sensazioni per un diario di vecchia data.

Mamah s'immerse nuovamente nei suoi pensieri: 

- Smettere di scrivere é come smettere di ragionare, ed io sono un'imbecille da troppo tempo oramai. Tuttavia non è un bene che riprenda a scrivere e a disegnare, ogniqualvolta davo sfogo alla mia creatività c'era di mezzo un'ombra nera in me, la quale oscurava le mie giornate. Non ho mai capito veramente se le parole e le immagini fungano da terapia o inducano a fomentare ancor più  il mio pessimo raziocinio; oppure è vero il contrario? Forse dovrei veramente riprendere a scrivere per acquietare il mio stato d'animo, il quale ora è una mera sozzura, ridotto a melma. So d'essere infangata dal solito sentimento da tempi immemori, e so bene di quale molestia sono soggetta, è la noia invincibile, e me ne vergogno, mi vergogno d'essere costantemente annoiata.

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martedì 5 ottobre 2010

Un uomo solo?


Ti ho sempre amata nonostante il tuo silenzio, e sicuramente ti avrei amata ogni giorno di più se solo fossi stata con me. Non credo ad alcun nume, non indosso la fede, ma nonostante tutto tu eri continuamente percettibile nella tua assenza, forse eri proprio tu l’unica natura divina cui credevo. Non saprei nemmeno a cosa o a chi gridare il mio rancore e la mia costernazione per il nostro mancato raggiungimento. Forse ho sbagliato io oppure hai sbagliato tu, ma che senso ha colpevolizzarci? Tu non ci sei, forse sei già esistita o forse dovrai ancora nascere o cosa peggiore non nascerai mai. Probabilmente è solo colpa del tempo, esso ci ha diviso quantunque i nostri pensieri e le nostre speranze continuassero implacabilmente a intrecciarsi in uno spazio a noi sconosciuto. Sono certo che in questo istante, se solo ci fossimo visti almeno una volta nella vita, ti guarderei con questi occhi stanchi e spenti, ma indubbiamente colmi d’amore e ancor più innamorati del nostro primo sguardo. Se solo mi fossi imbattuto contro il nostro destino, anche solo di sfuggita o per errore, anche in modo lesto e fragoroso quanto un colpo di fulmine, ora ci sarebbe un “noi” nelle mie ultime parole anziché un “tu” immaginario separato da un “io” solitario. Se ti avessi trovata mi porrei delle domande, mi chiederei se nel trascorrere degli anni fossi stato un bravo compagno, se ti avessi reso felice, se fossi riuscito a trasmettere il mio amore per te, rispettandoti, proteggendoti, interessandomi a te, sempre. Nonostante il vuoto abbia pervaso gran parte della mia esistenza, il mio ultimo pensiero adesso è ugualmente indirizzato a te, ma avrei voluto rivolgerti l’ultimo sguardo per dar fine a una vita che solo tu potevi renderla valevole e pienamente vissuta. Ti ho sempre aspettato. Non ti ho avuta, ma ti ho amata, perché sino a oggi c’ero.

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giovedì 5 agosto 2010

Specchio riflesso senza ritorno


Cosa vuoi che ti dica - zéh!
Lo so, questo mio risolino sembra più una smorfia atrofizzata.
Ti scruto e non posso fare a meno di pensare quanto squallore dovranno ancora tollerare quegli occhi. Quante lacrime proibite dovranno ancora bruciare in gola.
Sei delusa, lo vedo. Se solo potessi parlarmi e dirmi cos’è giusto e cosa sbagliato. Cos’è il male e cosa il bene. Chi sei realmente e chi sono gli altri. Qual è la verità e quale la falsità.
Ma che cazzo serve stringere i denti e filosofeggiare? Perché rifletti se non sai parlarmi?
Scrivi in un fottutissimo blog solo perché la persona la quale ami non vuole sapere chi sei, cosa pensi, cosa senti, cosa nascondi. E’ stupido, come è stupido stare qui, a guardarci. Sei stupida!


Chissenefrega, domani è un altro giorno, sempre lo stesso.
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giovedì 15 aprile 2010

Odi et amo. Quare id faciam, fortasse requiris. Nescio, sed fieri sentio et excrucior.


Tradita più volte e in più modi, è come essere inspiegabilmente travolti da uno schiaffo di uno sconosciuto; ti rialzi disorientata , ti carezzi la parte dolorante, guardi indietro, ti rigiri e incassi un prepotente cazzotto, ricadi ... e così via, fino a quando non ti ricordi più dove dovevi andare.
Che storia! Sconcertante e sconclusionata.


Nella mia babilonia ho capito bene che perdonare è come firmare un armistizio forzato, si diventa presto dei fasulli, poiché diventa automaticamente consueto scimmiottare inesorabilmente i propri sentimenti e i propri ideali. In realtà non c’è nulla da capire dalla vita, è già tutto fin troppo chiaro, in questo quieto vivere si è soli tra un branco di aulici satanisti.
Nel mio modo di vedere il perdono esiste solamente quando non si ha veramente qualcuno o qualcosa da perdere, altrimenti perché perdonare? Perché accantonare e dimenticare?
Il tradimento non merita l’indulgenza, altrimenti non ha senso, come non ha senso essere immancabilmente raggirati. Per tale motivo provo disprezzo verso me stessa, non ho ancora cancellato l’idrofobia verso colui il quale mi ha pugnalata più e più volte.
Perdonare no, ma amare quanto odiare è possibile invece. Nescio.
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martedì 24 novembre 2009

Girl, forse un giorno senza ore


Girl, hai iniziato il nuovo anno prima di capodanno.
Girl, hai lasciato senza mai allontanarti.
Girl, hai saputo essere orfana dai tuoi stessi genitori.
Girl, hai imparato prima ancora di prendere lezioni.
Girl, hai pronunciato la promessa di matrimonio senza sposarti.
Girl, hai pagato i tuoi debiti senza sganciare ancora un soldo.
Girl, smettila di perdere ciò che non hai.
Girl, ami una persona solo perché ti è sconosciuta e invisibile.
Girl, lo sai a memoria eppure continui a sbagliare ancora e ancora.



Girl, di te non so nulla, so solo che non c’è speranza per noi.
Incontreremo persone sbagliate, faremo l’amore e poi verremo traditi, ci sentiremo fortunati nei momenti più difficili e correremo senza una meta precisa.
Vivremo, ma lontani, forse ci augureremo la buona notte, ci cercheremo nei nostri sogni e forse avremo entrambi la consapevolezza di non poterci incontrare mai.
Non conoscerò mai il tuo nome, la tua età, la tua religione, le tue passioni; Girl, vivrò sapendo che tu sei qui, ma non potrò mai vederti né accarezzarti, non potrò nemmeno dirti che non ti ho mai abbandonata, nemmeno prima di averti finalmente conosciuta.
∞ S.J.∞
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giovedì 17 settembre 2009

Il contrario di luminescente



In questa cupa vita osservo indifferente.
Di fronte a me delle candele spente,
fumo, bevo e scrivo, scrivo e scrivo… inutilmente,
mentre le mie lacrime scendono condannando l’onnipotente.

∞ S.J.∞
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venerdì 11 settembre 2009

Il mio undici settembre è oggi



Vorrei non avere mai conosciuto l’illusione dell’amore bello ed eterno
Vorrei non avere mai letto romanzi d’amore
Vorrei non avere mai udito fiabe a lieto fine
Vorrei non avere mai ammirato un’anziana coppia ballare teneramente il liscio
Vorrei non avere mai imparato a memoria la citazione di Oscar Wilde
Vorrei non avere mai avvertito l’intensità di un abbraccio e di un bacio
Vorrei non avere mai intonato parole d’amore
Vorrei non avere mai
per non vedere oggi crollare la mia vita
basata principalmente su un valore fantastico.



L’amore crea un’elevata dipendenza, mai iniziare a credergli;
bada bene,
esso danneggia gravemente te e chi ti sta intorno.

L’amore è un passeggero malavitoso,
non ospitarlo mai,
poiché presto o tardi vorrai non avere mai.

∞ S.J.∞
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giovedì 27 agosto 2009

Biscotto della fortuna





Affinché il nostro profluvio di sentimenti non trabocchi mai e mai s’inaridisca,
il mio sconfinato amore per te si manifesterà in piccoli e continui gesti d’affetto,
come inesauribili gocce nell’oceano,
giacché perduta una sola di esse mancherebbe all'oceano stesso.

∞ S.J.∞ PER VISUALZZARE LA VERSIONE INTEGRALE DEL MEDESIMO POST CLICCA QUI!!!!

mercoledì 26 agosto 2009

A terra



A quegli innamorati con gli occhi imperlati di rugiada,
i quali,
nel folgore,
venerano il loro amore appassire;
voi disincantati inermi
non sapete proprio che fare se non contemplare l’ultimo tramonto nel vostro podere.
Per voi non esistono istanti infiniti, nessun ossimoro, nessuno più;
i vostri battiti convulsi muoiono adagio in quella notte
poiché placati dal silenzio corvino
e dall’inquietudine di aver perso anche l’ultimo fascio di bellezza.


E il gelo fende e penetra voracemente in voi stessi, sino a rendervi completamente ghiaccio;
e quella speranza di liquefare insieme ai ricordi
per poi rimirare una nuova rinascita,
è solo un miraggio in pieno inverno.
∞ S.J.∞
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martedì 18 agosto 2009

Tu, vergine, dormi, le mani sul petto incrociate.


Stanca, sempre più stanca.



Stanca dell’egoismo e della falsità,

stanca di quelle persone le quali parlano alle spalle;
nonché della loro arroganza,
dell’indifferenza e della doppia personalità.

Stanca dei sorrisi,
dei consigli,
delle promesse,
del sesso,
dei rappacificamenti,
delle simpatie.

Stanca di me stessa,
del disordine,
della debolezza,
della dipendenza,
della tristezza e dell’ insoddisfazione.

Stanca delle persone complesse, le quali credono di essere uniche e speciali.
Per queste non ho né ammirazione né odio.

Nessuna emozione.

Ma stanca.

E' tutto così stancante e demoralizzante.
Non provo più niente e niente più chiederò di provare.
∞ S.J.∞
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venerdì 31 luglio 2009

Amata come un animale





Mi hai avvelenata,
proprio tu!
Pensi di cambiare pelle,
di crescere,
eppure rimarrai sempre un invertebrato rasente.
Sulla mia pelle hai lasciato due segni
dai quali sgorga tutto il mio vigore.
Ti sei sentito minacciato ed hai saputo attaccare,
sebbene la tua specie non arrischia l’estinzione.
Sei strisciato via da me,
allontanandoti dalla mia lenta e funesta condanna,
ed io,
intorpidita,
ravviso il tuo consueto ritiro nel covo.
Avvolgi il vuoto,
ascolti il mio silenzio
e induci in tentazione,
ma non sai,
non sai
che oramai non sono più
pane per i tuoi denti.

∞ S.J.∞
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giovedì 2 luglio 2009

La vita



Non so se sia un dono, molte persone dalla voce celestiale proferiscono che sia preziosa e lo dimostrano privandosela per gli altri, addirittura molta gente se la danneggia per qualcuno il quale reputano unico e speciale, altre invece esprimono la propria importanza per essa nel momento in cui la deteriora al prossimo. Non lo so perché bisogna costantemente lottare per vivere o peggio ancora vivere per lottare. So che tante persone hanno una loro risposta, la più giusta, dicono; e non so quale sia il responso più veritiero, constato però che, se la raggiungerai, la vita la dovrai vivere all’oscurità di molte verità, e per rischiarare il tuo buio dovrai rifornirti di tanta oggettività al miglior supermarket in zona. Da piccolo ti inculcheranno  sogni i quali da grande non si realizzeranno mai, forse perché contraddicono le leggi della fisica o perché sono le visioni oniriche altrui.


Se la raggiungerai, la vita, ti saranno dedicate tantissime frasi, alcune poetiche, altre patetiche, sagge, languide, banali, molte ancora maleducate e stupide, ma sono solo parole, non sono fatti, le parole rimarranno sempre parole, come le mie d’altronde.
Se la raggiungerai vivrai in mezzo alle promesse, ai doveri, alle passioni, ai patti, alle trattative burocratiche, ai mercanteggiamenti; e in mezzo a questi farai scorrere il tuo tempo.
Se la raggiungerai vivrai anche in mezzo alle persone, quest’ultime sono difficili e saranno la causa maggiore del tuo dolore, io sarei colei la quale potrebbe rendere tutto questo possibile, sarei dunque la prima a ferirti.
Sarei, se lo volessi.
Pensandoci probabilmente non hai nulla da perdere. Nasci dunque! Vivi anche tu con noi!
Ma anche qui esiste il nulla, è in ogni sistema complesso di particelle, in ogni sostanza vigente, lo troveresti anche in te stesso, se io lo volessi. Sì bambino mio, esiste anche qui il vuoto, è in ognuno di noi. Potresti avere la voragine dentro di te e averla qui è un male, potresti avere lunghi silenzi anche avendo sanissimi orecchi, potresti sentirti gelare anche in piena estate o peggio ancora in ogni giorno della tua vita.
In realtà qui non c’è nulla per te,
nulla di meglio,
nulla che tu possa riportare con te.
Non ti toglierò mai la pace in cui ora ti trovi, ti amo troppo per confondere il mio sentimento con l’amore contorto di questo mondo. Continua a dormire mio dolce bambino, dormi in pace.

∞ S.J.∞
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lunedì 29 giugno 2009

2# Regole di vita: Caro Amore...


Invece della devozione fanaticamente monogama alla quale siamo sensibili, sarebbe all’apparenza più razionale una sorta di “poliamoria”. La poliamoria è la convinzione che, come si amano molti vini, musicisti, libri, animali o sport, così si possono amare simultaneamente molti individui del sesso opposto. Oltretutto geneticamente parlando non siamo monogami. Fedelmente parlando lo siamo ancora meno. Ma siamo autolesionisti, ci innamoriamo facendo scattare quel meccanismo volto ad assicurare la fedeltà del nostro partner per il tempo sufficiente ad allevare un figlio (ed è un lasso di tempo notevole), il tutto chiamato dagli psicologi evoluzionisti "il coup de foudre irrazionale". Lo stato di innamoramento è accompagnato da molti fenomeni fisici, come i grandi sospiri, ma anche da inevitabili impulsi psicologici, come l’odio. Dunque si ama per arrivare all’odio e si odia per ritornare ad amare, bada bene, zampillanti di desiderio verso un nuovo individuo.



So, è più corretto asserire che non "per tutto il resto", ma "per tutto… c’è Mastercard", perché l’amore te la fa pagare cara.
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1# Regole di vita: Marcia!


Un drappello di soldati impegnati in un’esercitazione accanto a una linea ferroviaria.
In un momento di distrazione il sergente al comando non diede al drappello l’ordine di fermarsi.
I soldati erano così abituati a obbedire senza discutere che continuarono a marciare nonostante un treno in arrivo.

So, l'obbedienza resta una buona regola empirica, benché a volte rappresenti la rovina per l'individuo.




“Avanti, uomini della Brigata Leggera!
C'era chi provava sgomento?
Anche se i soldati sapevano
che qualcuno s'era sbagliato
non stava a loro darsi risposte,
né domandarsi il perché,
ma solo combattere e morire;
nella valle della Morte
cavalcavano i Seicento.”

(ALFRED TENNYSON, La carica della Brigata Leggera)
Guerra di Crimea (1854-55)
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domenica 28 giugno 2009

Perchè non è evidente quanto il sedere di un mandrillo?



Per i teisti un’unica sostanza consente a ogni oggetto esistente di iniziare e continuare a esistere: Dio.
Ogni proprietà di ogni sostanza è dovuta a Dio, il quale ne causa o permette l’esistenza.
E il teismo postula per questa causa unica una persona dotata di infinito potere (Dio può fare tutto quanto è logicamente possibile), conoscenza infinita (Dio sa tutto quanto è logicamente possibile sapere) e libertà infinita.
La scienza stenta a capire il fenomeno X? Nessun problema.
Smetta ogni ricerca: è il potere infinito di Dio a spiegare X (e tutto il resto) e la spiegazione è sempre supremamente semplice, perché, dopotutto, Dio è unico.
Che cosa potrebbe esserci di più semplice?

Un Dio capace di monitorare e controllare in permanenza le condizioni di ogni singola particella dell’universo non può essere semplice.
Ma c'è di peggio (quanto a semplicità): altri cantucci dell’immensa coscienza di Dio si curano simultaneamente di azioni, emozioni e preghiere di ogni singolo essere umano, nonché degli eventuali alieni intelligenti che potrebbero esistere su altri pianeti della nostra galassia e di cento miliardi di altre galassie. Egli, inoltre, deve anche decidere ogni momento di non salvarci miracolosamente quando ci ammaliamo di cancro.



E’ invece abbastanza coerente supporre che Dio, benché indivisibile, sia internamente complesso.
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Senza, solo tu




Alla fine tutto finisce.


Se negherete tale dichiarazione, è solo perché, almeno per voi, non è ancora finita.

Che cosa state pensando in questo momento?
Finirà anche il vostro sogno, sì, anche quel vostro momento.
Non avete scusanti, potete raccontare e giustificare in qualsiasi modo, d'altronde tutto finirà.
Smettetela di fingere, tutto ha una fine, ogni pensiero, ogni storia, ogni amore, ogni lavoro, ogni promessa, ogni passione, ogni famiglia, ogni vita, ogni cosa ha il suo meritato compimento.
Quando vi renderete conto dell’illusione di cui sto parlando, non farete nulla, rimarrete inerti, come lo sono io adesso. Non c’è nulla da fare.

Almeno scoprirete d'essere mortali.

∞S.J.∞
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martedì 16 giugno 2009

Il mio sogno? L'ultima della mia specie


Finché sbriciolo allora sì, continuerò imperturbabilmente ad avanzare contro la raffica del tempo e lasciare alle spalle una scia arenosa. Insisto per la via acuminata sebbene le voci mi disgustino ad ogni passo, sono saporosità condite sulla base della raffinement de goûts, le quali, tuttavia, sono insipide e anonime solo al mio palato. Lo so Ralph, i richiami della gente devono essere presi a piccole dosi, ridurle poco a poco, fino a poterne fare a meno per vivere finalmente nella riarsa pace del deserto, ma l’uomo disidrata il mio vigore ancor prima di svanire polverizzata.



Finire dopo aver ascoltato il mondo analfabeta, è il privilegio di chi solo rimane ultimo.

∞ S.J.∞
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domenica 31 maggio 2009

Come salsa al pomodoro





Ogni vaso sanguigno porta alcol dalle varie parti del corpo all'atrio destro del cuore, il quale martella sofferente. Gli occhi sono rannuvolati, la vista precede ogni movimento del bulbo, i suoni sono ammassati, snaturati, sguaiati e fuggitivi. La mente, la mente; 
La mente gode della pazzia, si compiace dell’illogico e del sostanziale, è purpurea, è dissennatamente serena mentre il senso tattile striscia, s’ingrossa, si appesantisce, s’intorpidisce. 
Mi dimeno in un corpo avulso, in un mondo irregolare, in un’attesa inaspettata finché madre illusione mi accarezza, mi aiuta, m’imbecca, cosicché la lingua stopposa soffoca negli aromi inebrianti e sprigiona le ultime parole senza tempo: "io, come salsa al pomodoro".
Brillo.

∞S.J.∞
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giovedì 21 maggio 2009

Vi odierò ancora di più


Vivo in un nucleo impregnato dall’ignoranza abissale in cui regnano sovrani dai cervelli innacquati di pensieri confusi, giostrano le proprie rozze mani per punzecchiarmi alla meglio, ma perché sono incapace di evitarle? E perché non servo di una nobile postura e di parole degne alla mia superiorità? Forse perché discendo dal loro stesso gene, sono infettata dal loro putridume, il quale porta solo ad una lenta autodistruzione. Potrò mai salvarmi e pulirmi da questo squallore? E potrò mai sradicarmi dalla placenta e manifestare con le giuste e acuminate parole tutta la mia repulsione per essa? Vorrei cancellare ogni discendenza, vorrei mutare il mio DNA, vorrei essere l’opposto dei miei congiunti. Il mondo sarebbe migliore, più amato e rispettato se persone malfatte e inadeguate non esistessero, tuttavia non è per amore del mondo per il quale odio ma è per amor mio, devo salvarmi, devo corrodere ogni mio ricordo e ogni goccia del mio sangue. Vorrei ancora più odio per acquisire una voce ferma, pacata e diabolica e distruggere finalmente la mente malsana, la quale continua schifosamente a pensarmi e disturbarmi.
Vorrei distruzione, fine e genesi.

∞ S.J.∞


bang!
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sabato 16 maggio 2009

L'essere onnivoro della cultura postmoderna



Sapete qual è la verità?
La verità sta nella maggior parte di chi legge queste righe e non vuole ammettere la propria incapacità di dimostrare il vero essere poiché è troppo sconosciuto a sé stesso in questa società oramai fashion victim, la quale società “… a comun danno impera, E l’infinita umanità del tutto”. Chi legge queste poche righe molto probabilmente somiglia al prossimo lettore e alla prossima persona con cui si relazionerà, ciò nondimeno negherà sempre a sé stesso di tali similarità. Chi legge questa riga si assicura di essere diverso, di essere unico ed originale proprio nel momento in cui esercita lo stesso lavoro di molti, indossa gli stessi vestiti dei manichini, usa oggetti commerciali e inteschia pensieri e modi di dire già sentiti e letti. E colui il quale legge, arrivato a questo punto del post, probabilmente cerca avidamente una piccola parte autentica di sé per essere ancora più...




Forse la verità è che alcune di queste persone possiedono la tanto ricercata verità, peccato che essa debba essere collaudata.
∞S.J.∞
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mercoledì 13 maggio 2009

Fermati prima di partire



L’inizio o il proseguimento di un amore
non saranno mai la vera apologia di una storia,
piuttosto lo sarà la fine.

Si inizia con l’interesse,
si prosegue con la divinazione,
poi con la sete di confessioni
sino a giungere alla fame dell’altro.
Decifrati i segreti arrivano le parole,
spesso pretenziose e categoriche,
le quali dissezionano, stabiliscono, classificano.
Dunque tutto diventa comprensibile e tranquillizzante.
Arrivati a questa cruciale fase l’amore è ormai mutato,
quel fascino poetico e seducente avvizzisce, ma
può cominciare la routine
di una relazione
o
di un distacco.


L’amore vero
finisce prima che esso stesso perisca,
L’amore vero
finisce prima di logorare il desiderio,
ma soprattutto,
per amore di esso
deve intenzionalmente finire.

Altrimenti
l'amore vero prende un altro nome:
Egoismo.

∞ S.J.∞
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Io, Donna Echidna Arpia Lamia





Quando una donna non si sente più tale?
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sabato 9 maggio 2009

La vera storia di quel giorno #9



Per chi ancora non avesse letto:
- La vera storia di quel giorno
- La vera storia di quel giorno #2
- La vera storia di quel giorno #3
- La vera storia di quel giorno #4
- La vera storia di quel giorno #5
- La vera storia di quel giorno #6
- La vera storia di quel giorno #7
- La vera storia di quel giorno #8


Usciamo dallo stabile e finalmente fumo una sigaretta, osservo l’edificio davanti a me e ancora mi domando come possa un posto esteticamente futile essere un prestigioso privè, ma soprattutto è incredibile il fatto che esistano persone eccentriche e senza pudore le quali probabilmente incontriamo in altri panni, totalmente diversi a lavoro, a casa o tra gli amici. Alla gente piace mascherare il proprio vero apparire, quindi potrebbe essere veramente difficile condividere qualsiasi particolarità di sé con una determinata persona, ma ancora non capisco perché ossequiamo la verità per poi rinchiuderla avidamente in noi, privandoci del piacere d’essere capiti ed amati per quello che siamo realmente, è stupido, ma è la realtà dei fatti.
Saliamo in macchina, la strada è lunga ma non ho voglia di parlare, non c’è nulla da dire.
Sento ancora freddo e soprattutto mi sento sola, senza amore, senza qualcuno il quale poter scambiare sguardi d’intesa, con cui scherzare e ridere fino a sentirci dei bambini, a cui stringere a me e sussurrare all’orecchio “io! Sono io ad amarti realmente”, non c’è calore umano che sappia denudarsi e avvolgermi di veri sentimenti, ci sono solo io, tremolante, che guardo fuori dal finestrino e osservo passarmi a fianco quel fantomatico edificio blu.

La strada del ritorno è sempre molto più rapida dell’andata, chissà perché. Arrivo a destinazione, perciò ringrazio Elisa per la serata e la saluto affettuosamente. Ancora qualche passo a piedi e raggiungo casa, ma non ho voglia di rientrare adesso, desidero invece fumare un’altra sigaretta, da sola, e aspettare l’alba seduta su una vecchia panchina di una fermata dell’autobus oramai inagibile. Difronte a me si mostra un vasto campo di grano che attende d’essere sfavillato dalla prima luce, mi metto quindi comoda, mi copro bene con il lungo cappottino e fisso l’orizzonte aspettando pazientemente.





Il fascino del nuovo giorno è sempre incantevole, denudo la mia mente per qualche secondo, questo momento dev'essere impresso bene nella mia memoria, desidero renderlo mio e soprattutto non voglio dimenticarlo mai. Mi rannicchio, portandomi le gambe al petto, e nella pace del silenzio osservo emozionata la spettacolare bellezza della natura.

È ora di concludere la serata, ma resto ancora un po’ qui ad ascoltare i primi cinguettii, appoggio la fronte sulle ginocchia e ricomincio a pensare. 

- Penso a dopo, a me che nonostante il freddo sarò scoperta e senza veli sul mio lettone, come sempre mi raggomitolerò nascondendo il viso tra i pugni, chiuderò gli occhi e ascolterò il mio vuoto, il tuo silenzio e me stessa senza di te. L’immancabile gelo mi rammenterà di smetterla di pensarti , perché tu, e questo lo sanno tutti, tu non sei l’uomo adatto a me, sei l’uomo più confuso del mondo e io la donna più svampita. Non sarò mai pronta né a stare con te né a stare senza di te perciò mentirò, mentirò al vuoto, al silenzio, al freddo e a te, sì anche a te, che mi avrai già dimenticata quando finalmente ti abbraccerò nei miei caldi sogni –.

∞ S.J.∞
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La vera storia di quel giorno #8




Per chi ancora non avesse letto:


Avanzo lungo il corridoio fino a raggiungere il terzo foro, all’interno vedo una decina di persone amoreggiare tra loro, una coppia in particolare attira la mia attenzione, un uomo attempato e corpulento sta violentemente penetrano una ragazzina. Lei è messa a novanta, con i gomiti e gli avambracci ben saldi sul materasso, il suo volto è coperto dai lunghi e folti capelli scuri, e geme, piagnucola quasi, ma tra le sue urla si odono parole provocanti “Scopami, scopami tutta!” sono strepiti di godimento i quali provocano l’accelerazione dei colpi, sempre più schiaffeggianti. L’aspetto inquietante di tutta la scena è vedere quell’uomo disgustosamente grasso e viscido, il quale non ha alcun riguardo per la persona sotto di sé, potrebbe sbattere una capra o una scrofa, che importanza ha per lui? Quell’essere, in piedi e a testa chinata non riuscirà mai a intravedere il suo fallo eretto, è stupefacente quindi scoprire la possibilità di un rapporto sessuale, con tutto quel lardo riesce tuttavia a centrare un orifizio, incredibile.
– Lo detesto, vorrei tanto che qualcuno lo incuneasse nello stesso modo, ancor più disprezzo lei, la quale si fa soggiogare da un porco schifoso, ma perché tanta noncuranza di sé stessi? Se lei vedesse la disistima del suo cavalleggero magari capirebbe la mia repulsione – 
Mi rendo conto di essere arrossita dalla rabbia, sento pizzicori corrermi in tutto il cranio. Senza mai interrompere il movimento meccanico l’uomo si volta verso di me, scopa la puttana e mi fissa dritto negli occhi, il suo sguardo è vuoto, non c’è espressione nel volto.
Non ce la faccio a ricambiare lo sguardo, quell’essere m’incute timore. 
- Perché mi fissi? A cosa stai pensando? Pensi almeno? – 
Me ne vado, mi sento di troppo. Proseguo il cammino e sbircio velocemente in tutte le stanze, scorgo transessuali insieme ad alcune ragazze, coppie gay ... ogni camera quindi accoglie una persona diversa pronta a cedersi al prossimo e al proprio essere.




Arrivo al solito vicolo e trovo Elisa appoggiata alle sbarre della stanza delle torture, osserva divertita.
“Cosa sbirci Ely? Hai uno sguardo malandrino” 
“Guarda tu stessa” e indica con la testa il tavolo, qui dentro l’ambiente è sempre più illuminata dalle rosse candele, ora sembra quasi di partecipare a una setta. C’è qualcosa su quel tavolo, mi avvicino alle inferiate e ancora una volta dimentico di chiudere la bocca per l’incredulità. Su quel lettino rigido c’è una persona nascosta da un particolare telo eccessivamente aderente, forse il tessuto è gommato o è in lattice oppure polietilene, non vedo bene da qui, certo è che quell’uomo si trova in un sacco sottovuoto, è come trovarsi in un sacchetto per alimenti della Foodsaver. L’impermeabile presenta solamente due buchi uno a livello della bocca e l’altro più in basso, alla parte intima, dal quale fuoriesce un’imponente erezione. Attorno all’uomo incartapecorito ci sono trans e donne vogliose di abusare di quell’asta in bella vista, una trans smanetta rapidamente il suo cazzo già eccitato per poi infilarlo nella bocca dell’imbalsamato, muove energicamente il bacino facendo entrare ed uscire il suo pene da quell’invisibile bocca, sento i gorgoglii della vittima, forse cerca di urlare, non capisco bene, nel frattempo gli viene fatto anche un fellatio da una donna in minigonna nera-lucida e con un collarino in vinile, ed ecco che subentra una ragazza, spazientita scosta la donna e salta sopra il tavolo penetrandosi e godendo davanti a tutto il pubblico, io ovviamente continuo ad assistere lo show a bocca spalancata 
- Pazzesco! – 

“Avanti cara, fatti una bella cavalcata” 
“Ely, ma sei scema? Mi sento accidentalmente coinvolta in un omicidio, questo poveretto è spacciato”
“Ahà, è talmente poveretto che è venuto!” Elisa mentre parla non mi guarda nemmeno, sorride a braccia conserte. Forse è convinta di partecipare ad uno spettacolo di cabaret. 
- E poi dicono che gli adulti perdono la voglia di giocare, ma per piacere! – 
Non posso nascondere di divertirmi anch’io, ammetto di aver già visto queste “esibizioni” in diversi filmini porno, quello che vedo quindi non dovrebbe essere una novità eppure viverla in prima persona rende tutto particolare ed esclusivo. Tutte queste emozioni mi hanno fatto venire voglia, un’irresistibile voglia di fumare una sigaretta.
“ Ely, vorrei fumare una sigaretta”
Elisa dà un’occhiata al suo orologio e con aria sconsolata decide di tornare a casa. Questa volta le sto vicino e torniamo indietro senza incontrare troppi ostacoli, finalmente usciamo dall’oblio e ci lasciamo fulminare dalle luci artificiali.
Prima di raggiungere la reception mi volto verso la pista da ballo per guardare l’ultima volta quella divinità femminile oramai conquistata dalla melodia. Il suo corpo sudato brilla sotto le sfavillanti luci, i suoi movimenti serpeggianti, morbidi e flessuosi mi fanno cadere in trance, quelle labbra scure e carnose sono l’estasi dei miei occhi e i suoi occhi diamantati sono il portagioie del puro visibilio. È bellissima. È una dea degna d’essere accarezzata da mani vellutate come petali di rosa e poiché ogni carezza è un dono all'eterno a lei solo deve essere espresso gratitudine e nutrita dalla più onesta devozione.
In verità questa sera solo io ho goduto, solo io ho beneficiato della vera esaltazione, la quale non è, come si crede, riservata ai soli uomini, ma solo a quei pochi i quali sanno meravigliarsi dell’incantevole bellezza femminile.

∞ S.J.∞

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giovedì 7 maggio 2009

La vera storia di quel giorno #7




È impossibile spiare la successiva camera, c'è troppa gente calcata alla parete, nonostante tutto Elisa ha un’agilità felina sconcertante, riesce con esperti movimenti scansarsi da chiunque e proseguire ancheggiando per la sua diritta strada, senza troppi problemi infila la testa nei fori saziandosi della leziosità altrui. In questo momento mi ricorda moltissimo Winnie the Pooh, un ghiotto orsetto per la stradina sterrata in cerca di un alveare da cui attingere il gustoso miele, ma qui non c'è segno di dolcezza, l'unico modo per placare la fame è quello di liquefare la propria frenesia per poi centellinarla poco alla volta e godere del suo genuino elisir. 
È incredibile, mi trovo nel bel mezzo di un’altra orgia, questa volta sono circondata da un centinaio di persone, è una sensazione indescrivibile. La percezione visiva è molto limitata ma gli altri sensi hanno ampio spazio di comprensibilità, il solo sentire i sospiri e i gemiti di piacere risveglia in me un’incontrollata esaltazione, pronta a dare in escandescenza. Nell’ombra dell’oscurità distinguo solamente i movimenti dei corpi, mi sento diversa, mi sento naufraga in un mare burrascoso nel quale fermenta una forza sconosciuta. Non posso tornare indietro, oramai sono accerchiata da numerosi corpi, devo solo proseguire facendo attenzione a non calpestare qualcuno. I tramezzi assumono forme umane e ogni angolo è coperto da persone affamate di carne, sono ovunque, davanti, dietro, sotto di me ed ora s’apprestano ad inondarmi.



Una ragazza dai seni scoperti mi abbraccia posando le calde labbra sul mio collo, mi bacia con ardore, accarezza lentamente la mia nuda schiena, respira sul mio decolté e scende giù, molto lentamente, le mani ora scivolano lungo i miei seni stringendoli l'uno contro l'altro e la sua bocca finalmente approda su di essi ancorando nel bel mezzo la sua cocente lingua. Altre mani lambiscono il mio corpo, sfiorando ogni centimetro della mia pelle e stimolando ogni vibrazione – se non passo oltre, se rimango qui, permetterò alla mia eccitazione di straripare e cederò a qualsiasi tentazione - Ho il cuore in gola, non sono abituata ricevere baci da persone sconosciute, afferro perciò le braccia di lei concentrandomi sul suo viso, il quale è fastidiosamente camuffato dal buio tenebroso, a malapena scorgo i suoi delicati lineamenti, le sue braccia sono molto più magre delle mie, quasi mi intenerisce ma non voglio accarezzarla e ricambiarle quegli emozionanti baci, non voglio essere sedotta, non qui e non così. Decido quindi di proseguire, l’allontano con somma gentilezza e me ne vado, lasciandola lì a guardami allontanare da lei. Mi sono fatta sfuggire l’opportunità di consumare ogni desiderio sessuale con una ragazza, ma qualcosa dentro di me mi ha immobilizzata, non è quello che voglio, o forse lo voglio per soddisfare una mia curiosità, non so nemmeno questo, so solo che non è quello che cerco o desidero veramente. L’abbraccio di cui ho bisogno ha senz’altro spalle più larghe, più virili e più risolute, un abbraccio che sappia avvolgermi con vigore e sappia proteggermi da qualsiasi pensiero avverso, un abbraccio amico, complice ed eterno. Un abbraccio che non esiste, probabilmente.

∞ S.J.∞

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La vera storia di quel giorno #6




Per chi ancora non avesse letto:

- La vera storia di quel giorno
- La vera storia di quel giorno #2
- La vera storia di quel giorno #3
- La vera storia di quel giorno #4
- La vera storia di quel giorno #5





Le parole taglienti di Elisa mi feriscono, perciò decido di raggiungere il prossimo foro senza di lei. Voglio starmene sola, ne ho bisogno, ne ho sempre avuto il bisogno e ancora non riesco a concepire il perché di questa mia particolarità. So di avere la capacità di esercitare una forte influenza su qualsiasi persona, ciò nonostante desidero sparire nel momento in cui la conoscenza inizia ad acuirsi verso un rapporto d’amicizia, a quel punto evito ogni possibile contatto. Durante il tempo in cui avverto la nostalgia di qualcuno difficilmente ne vado alla ricerca e anche se i miei sentimenti verso la persona sono vitali non farò nulla per chiamarla, ciò nondimeno spererò fervidamente d’essere rintracciata. Preferisco eclissare nel mio vuoto piuttosto di invadere gli spazi altrui, per tal motivo prediligo la solitudine, sempre.



Appoggio la fronte al multistrato e sbircio a lato della fessura, in questa stanza c’è una sola coppia, una giovanissima ragazza mingherlina ed un uomo sulla quarantina d’anni, accigliato, quasi immusonito. I due si accarezzano con particolare smania artigliandosi la carne tanto da potersi accartocciare con la massima ingordigia – Dio! Quanta bramosia! - Abbasso gli occhi, fissando il lenzuolo artatamente sbattuto dai movimenti degli infervorati - Sono stanca di rivedere lo stesso spettacolo - Guardare da fuori, essere perciò una spettatrice, dà la possibilità di notare particolarità inconsiderate durante lo specifico atto. Qui, ora, ritrovo in loro il mio egoismo, il solito bisogno di sfogare gli istinti senza alcuna sfera affettiva, senza l’amore del compagno. Questa scena mi sfianca, saranno state le parole di Elisa, sarà perché osservo una coppia egotista, non lo so, almeno capisco bene di sentirmi alquanto infastidita da questa visione. Dal nulla una mano ghermisce il mio fianco, c’è un uomo dietro di me, non mi volto e di sicuro non mi sorprendo, alla fin fine me l’aspettavo. Un nudo e massiccio membro s’appoggia dietro di me, lo sento molto bene, sento la sua pelle strusciarsi, dopotutto la mia gonnellina a malapena riesce a coprire l’apice della rotondità del mio sedere, e mentre l’altra mano palpeggia la pienezza di un mio seno penso che non è questa la mano dalla quale desidero sentirmi toccare, non sono questi i sublimi movimenti i quali dovrebbero zampillarmi di forti emozioni - Non sei tu l’uomo giusto - Continuo ad osservare i due esaltati sul letto e immobilizzo la mano oramai dentro il mio finissimo vestitino, quindi scivolo lentamente la testa all’indietro fino ad appoggiarmi sulle spalle di lui e, avvicinandomi al suo orecchio, gli sussurro risoluta: “Non hai speranze con me, non sei tu che cerco, sono lesbica perciò ti prego basta così”. L’uomo mi libera dalle grinfie e guardandomi sorridendo mormora a sua volta: “un vero peccato” e senza aggiungere altro sparisce nell’oscurità – Porca puttana! Che figo! - Rimango scioccata, è un bellissimo uomo, dalle spalle larghe e petto palestrato, sono rimasta affascinata dai suoi occhi estremamente dolci e sorridenti. - Che corpo! – 

“Senti ma sei grulla o cosa?” Elisa mi raggiunge più sconcertata di prima. 
“Ely, a parte il fatto che ho visto dopo quanto stra-bono era, comunque queste gambe non si apriranno a nessuno qui dentro, ci siamo intese?” le punto l’indice in faccia con sguardo volitivo, lei sgrana gli occhi ed alza le braccia in segno di resa come se avesse una pistola puntata contro.
“Va bene, va bene, come desidera Madame, ti sei solo fatta sfuggire una mega scopata da uno stra-mega-figo, nulla di grave, solo un tantino stupido il tuo gesto. Senti andiamo al buco tre, prima ho visto entrare una coppia niente male”. Arrivata al termine delle sue parole spunta sulla faccia di Elisa quel solito sorriso di Joker, inizio seriamente a preoccuparmi. 


∞ S.J.∞
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lunedì 4 maggio 2009

La vera storia di quel giorno #5


Per chi ancora non avesse letto:


Forse non ho ben capito cos’è un privè, ho la sensazione che questa sera non vedrò un’esibizione ma, anzi, ne farò parte. Scosto il pesante telo e davanti a noi si mostra il buio corvino accompagnato dal rimbombante silenzio, ogni nostro passo disturba la quiete della stanza, ma avanziamo ugualmente con indifferenza, alla cieca, finché la strada schiarisce poco alla volta permettendoci così di visualizzare un ostacolo nero, un pannello stratificato a pochi metri da noi, se non avesse una particolare lanterna appesa al suo centro sarebbe un’inutile parete spoglia e saremmo subito ritornate indietro – Ma aspetta! - strizzo bene gli occhi - Aspetta c’è qualcosa! - scorgo con fatica altri due varchi uno a sinistra e uno a destra del pannello stesso – Oddio! quelle stanze sono ancora più buie di questa -.
Elisa s’avvinghia al mio braccio e come al solito prima di una sua considerevole rivelazione sfoggia il sorriso alla Joker: “Cara, benvenuta nel labirinto, questa sera sceglierai la tua strada senza l’aiuto della ragione, bensì servendoti unicamente del tuo buon istinto”. 
Giro dunque a destra portandomi a braccetto Joker, la strada prosegue lungo un angusto corridoio privo di luce, devo lasciarmi guidare dalla mia sensibilità tattile, sfioro perciò le pareti con le mie timide dita finché mi accorgo che su di esse ci sono alcuni fori giusto all’altezza della mia testa, ciascuna apertura è larga circa cinquanta centimetri di diametro, infilo quindi la capoccia in una fessura e scopro con stupore una camera da letto illuminata dalla fievole luce color ghiaccio, al centro un enorme letto rotondo coperto da un lenzuolo di raso bianco e in parte, alla destra, un divano foderato dello stesso tessuto rivolto verso il lettone. Introduco così la testa nei prossimi buchi e in ognuno scopro enormi stanze con un letto sempre diverso e con a lato una poltrona o un divano. – Ma quante sono? – Giriamo a destra poi a sinistra e ancora a sinistra, ogni svolta ci conduce in simili viuzze dove scovare diverse camere da letto, finalmente arriviamo ad un vicolo cieco, ma questa volta la stanza differisce dalle altre, è una cella, o meglio, una stanza delle torture illuminata da rosse candele, simili a lampade votive.
In internet avevo visto diverse foto di persone legate e appese come salami, ho notato che la corda va stretta anche alle parti intime, compresi i testicoli, esistono varie tecniche per avvolgerli fino a restringerli, ovviamente le parti diventano incredibilmente violacee, spesso il viso viene nascosto da una museruola, probabilmente per coprire il volto rigonfio dalle “commozioni”. Qui davanti a me c’è tutta la cordatura adatta per intraprendere questo giochetto, inoltre ci sono anche delle sferze, degli staffili, delle verghe, delle mollette e tanti altri strumenti strani, ben ordinati e agganciati sulla parete difronte a noi, c’è addirittura un tavolo cui poter intrappolare mani e piedi della vittima-protagonista e una strana poltrona su cui ci si deve solo accomodare a pancia in giù per attendere i numerosi colpi. 
– Sicuro qui c’è stata gente la quale è dovuta correre all’ospedale –
Elisa impugna una specie di randello e se lo porta a livello della bocca confondendolo con un microfono: “Che dici? Ritorniamo in discoteca? Beviamo un paio di Martini e quando arriva la calca ci addentriamo ancora qui dentro?” Accetto volentieri, ho proprio bisogno di alcol. Qui in questa fottutissima festa privè non c’è un posto dove poter fumare - Niente fumo? Allora vada per il sollievo alcolico - E pensare che fino a circa un anno fa non fumavo affatto, al massimo bevevo uno o due Spriz il fine settimana, ero una salutista, perlomeno mi ci sentivo, ero addirittura impegnata in uno sport agonistico. Adesso invece trasgredisco in ogni dove e la salute la lascio farsi friggere.
Ritorniamo con difficoltà nel locale da ballo e mentre Elisa si accinge al bar per ordinare le nostre bevande io mi avvicino all’invitante banchetto, mi limito a mangiucchiare qualche salatino finché ad un tratto mi imbambolo davanti a una visione aurica e – cazzo - dimentico di chiudere la bocca. A pochi passi da me c’è quella ragazza la quale avevo adocchiato pochi minuti fa, ora si trova sul cubo a ballare la pole dance – wow! – è proprio davanti al palo e guardando in basso shakera le spalle a ritmo di musica strapazzando violentemente i seni divisi dall’imponente asta, scende giù, senza mai fermarsi, allargando lentamente le gambe e mostrando a poco a poco tutta la sua glabra intimità dalla quale affiora una piccola prominenza rosea divisa da un finissimo spago nero – “hhhhha” – aspiro brutalmente dimenticando di non aver ancora ingerito tutti i salatini in bocca. Se non fosse per Elisa o meglio per il Martini sarei morta soffocata,  sarei comunque morta volentieri lì.






È ormai mezzanotte e mezzo, dopo un paio di Martini e qualche movimento cadenzato Elisa decide che è giunta l’ora: “È giunta l’ora Cicci”
“ùi, già a casa?” e intanto continuo a sculettare attorno a una simpaticissima trans, senza però perdere mai di vista quella dea dai cappelli lunghi e dalla carnagione meticcia. 
“No, scema! È l’ora del privè”.
Mi ero già dimenticata del privè, è divertente ballare qui, la maggior parte delle persone si scatenano completamente nude, permettendo il sudore di scintillare sui propri corpi. Anch’io vorrei togliermi il vestitino per mostrare la farfalla d’argento dietro il mio tanga e rimanere in collant e scarpette in vernice nero, tacco sette centimetri, ma niente, la mia timidezza me lo proibisce.
Elisa mi fa cenno di andare – Santo Cielo quanta fretta! – perciò, entrambe con passo deciso, solchiamo la tenda smorzando all’improvviso l’allegra musica. Mi accorgo subito che il buio è privo di quel precedente silenzio tombale, c’è qualcosa di diverso ora, rallento la marcia, il mio cuore sussulta, ho smesso di respirare.
Quello che sento sono gemiti di eccitazione, sono numerosi fremiti e sospiri di parecchi uomini e donne, questo corridoio si è trasformato in un torbido cunicolo di alitanti fragori. Riprendo a respirare con affanno. Ho il batticuore. 
Raggiungiamo la lanterna e questa volta scelgo di girare a sinistra, c’è un lungo corridoio prima di raggiungere il foro, Elisa sgattaiola pochi passi più avanti, mentre il buio e le vibrazioni di puro godimento sono sempre attorno a me. Senza alcun preavviso sento una mano toccarmi la schiena e ancora le gambe, un’altra il sedere, un’altra l’interno coscia, sobbalzo: “Elisa!” - Che sciocca, non può essere lei, è davanti a me, ha già raggiunto il primo foro. Da dove cazzo arrivano ste mani? – Un intenso brivido mi assale, mi giro e rigiro, fatico a intravedere i volti, tuttavia avverto perfettamente una decina di mani accarezzarmi ovunque, ed eccone una stringere fervidamente la mia parte intima fino a scostare le mutandine e sfiorare la mia piccola sporgenza, delle madide labbra s’appoggiano sul mio orecchio e sussurrano con voce provocante: “Vieni con me”. Senza ragionarci troppo cerco di svicolarmi, tento di fuggire da questa geenna d’infervorati. Mi libero e raggiungo Elisa guardandomi bene alle spalle. Sono sicura che se avessi seguito quella voce sarei stata penetrata da numerosi uomini in pochi istanti, magari avrei anche goduto come mai prima ad ora. Non lo so, sono confusa e sento il mio corpo accalorarsi sempre di più. 
Spio insieme ad Elisa, dalla prima finestrella. Nella stanza ci sono una decina di donne e uomini addensati tra loro. È la prima orgia che assisto dal vivo, eppure tutto questo mi appare un evento estremamente naturale ed emozionante, ogni movimento è eseguito con estrema naturalezz poiché guidato dal puro istinto. – Perché ci sottraiamo al sesso di gruppo e alla promiscuità? Perché ci priviamo di tanta bellezza? Se solo potessi sfogare i miei istinti seguendo gli atteggiamenti più naturali, eliminando dunque ogni precetto sociale, mi sentirei certamente più libera e appagata –.

“Non ti nascondo di sentirmi eccitata, ho una voglia sfrenata di consumare i miei desideri carnali, ma non ce la faccio a lasciarmi andare” Con vigore mi mordo il labbro inferiore, quasi a volermi zittire per continuare a osservare meglio una coppia affiatata, la quale riesce a emanare delle sibilline vibrazioni volte verso il mio basso ventre e far circolare impetuosamente un’essenza estranea in ogni mia vena, riesco a percepire gli stessi fremiti dei due, è come se quelle mani e quelle lingue stessero lambendo anche me ubriacandomi la mente e rallegrandomi il corpo, le loro gesta e il loro ardore trascendono da ogni legge fisica, esagitano una forza la quale riesce inspiegabilmente penetrare anche il mio corpo – Santo cielo, desidero fare sesso! -. 

“ Per quale motivo non vuoi sfogare i tuoi impulsi?” – Elisa mi guarda sconcertata come se le avessi inveito contro, ora pretende delle legittime spiegazioni.

“Ely, indubbiamente quest’orgia fa perdere la testa, ma sono comunque degli estranei e per tal motivo non utilizzano le dovute cautele”.

“Cicci, sei una sciocca! Per quello che ne so logori ancora le tue voglie sessuali con il tuo ex, lo sappiamo bene tutte e due che se non è stato fedele durante il vostro rapporto non lo sarà di certo ora che possiede la piena libertà di svolazzare qua e là come uno stornello e appollaiarsi sopra ogni accomodante nidiata. Cosa cambia ora?”

“In effetti hai ragione, potrebbe essere talmente viscido da non pensare alla nostra salute, ma dubito che sia ipocrita fino a tal punto”

“Bambina mia, continui ad essere stupidina. Dalle tue precedenti confessioni so che il tuo ex ti usa come tappa buchi in tutti i sensi, come fai a non capire?”

“Smettila Elisa!”

“Invece no cara, se non sai ascoltare te stessa abbi almeno la volontà di ascoltare me, a quanto pare la sottoscritta ne capisce un pochettino di più. Ad esempio il tuo beneamato ex preferisce uscire con i suoi amichetti anziché starti vicina mentre ti senti male o dichiaratamente malinconica, è arcinoto che passa il tempo con te ogni qualvolta gli tira il pisello o, appunto, quando i suoi alleati non sono reperibili, non siete dunque amici né amanti. Lo sai bene che non riesce a starsene solo a casa a guardare la tv o leggersi un libro o il tuo blog, non gli interessano queste cose, lui certamente non vive per te, è il tuo ex per l'appunto, vive solo per se stesso godendo di chiunque. E allora? Non sei una tappa buchi e una scimunita? Tesoro mio, qui non ti trattano come un usa e getta, qui ti venerano, ti danno la possibilità di ascoltare te stessa e i tuoi piaceri lussuriosi, qui ricevi, ma soprattutto al di fuori delle mutandine non ti verrà tolto nulla di più”.

“Perché di solito di cosa vengo tolta?”

“Della tua dignità”.

∞ S.J.∞

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giovedì 30 aprile 2009

La vera storia di quel giorno#4


Per chi non avesse ancora letto:



“Il percorso guidato è terminato” – Elisa spegne l’auto, mi guarda strizzando l'occhio e ruzzola immediatamente fuori dall’autovettura. 
Sono ancora immobile, perplessa, non riesco a capacitarmi di come possa essere già arrivata, com’è possibile? Mi trovo in zona industriale, qui non c’è anima viva, mi circondano enormi magazzini, qualche bidone della spazzatura, una decina di lampioni e nulla di più. - Ma dove cazzo mi ha portata? -
“Dai Cicci, esci fuori” - Elisa mi accenna con la mano d’uscire e inizia a tacchettare sgambettando qua e là per ogni capannone, nella speranza di trovare quello giusto. L’accontento, esco, permettendo il freddo intenso di ridarmi il benvenuto. Non posso non infilarmi una sigaretta in bocca, sono nervosa, immaginavo di scoprire una specie di Riviera di Las Vegas con la folla di gente sfilare verso l’entrata del locale ed invece mi trovo in uno spopolato territorio di Vicenza, in cui regnano antiestetiche architetture color fumo di Londra. Da incubo. 
“Cicci, tro-va-tooo”.





Entriamo nello stabile, i nostri corpi mezzi nudi s’abbagliano improvvisamente di un rosso fosforescente, difronte a noi si presenta una scala a chiocciola, gli scalini sono rivestiti di un tappeto poliacrilico bordeaux mentre le pareti sono tappezzate da bellissimi quadri in quadrello sanguigna, i quali raffigurano donne e uomini durante gli scambi di effusioni sentimentali. Salgo a metà gradinata e mi soffermo a guardare attentamente un’opera, mi concentro sulla tecnica del disegno, sono presenti poche sfumature, sicuramente la sanguigna è stata mischiata ad un addensante grasso, la cera forse, il segno è perfetto, deciso e pulito, l’anatomia è ben accurata, secondo il mio occhio clinico l’artista è stato facilitato da veri modelli, che invidia.
Con stile rimato Elisa mi distoglie l’attenzione dalle mie riflessioni “Tesoro, la vera arte è da questa parte”. La inseguo senza distogliere lo sguardo dai quadri fino a raggiungere il bureau. Sul banco, oltre ai due computer e ai biglietti da visita, reggevano tre enormi falli in vetro pieno, sorrido maliziosamente - Chissà se le segretarie utilizzano sti cosi solamente come fermacarte - Le pareti si nascondono dietro a sipari vellutati, color amaranto, non ci sono piante né fiori solamente quattro smunti manichini oltretutto calvi e abbigliati da neri guêpière simili al mio, il quale indosso con innata spigliatezza. Finalmente riceviamo le card e ci addentriamo a questo fantomatico privè, solchiamo quindi un separé di velours rosso fuoco e lo spettacolo pervade immediatamente la nostra visione. Lo spazio è immenso, dall’alto i raggi di luce policromate ci abbacinano più volte, la pista da ballo è sconfinata, difficilmente scorgo ai sui margini un soppalco su cui sono distribuiti numerosi divani, ovviamente rossicci. Alla nostra destra invece troviamo l’area ristoro con un efficiente bar, composto da tre bariste strafighe, e in parte un pantagruelico banchetto. “Wow!” è tutto quello che sono capace di dire in questo momento. Mi accorgo ora delle poche persone che scorrazzano a destra e a sinistra con un Rum Brugal o un Piña Colada in mano, c’è pochissima gente, poco più di un centinaio. Sono comunque sbalordita, nessuno poteva immaginare di trovarsi dinanzi a questo spettacolo in un grezzo stabilimento, è sorprendente.
“Wow? Tesoro non hai ancora visto niente” - Elisa sogghigna e una volta raggiunto il bar appoggia il gomito sul banco, sostenendosi la pesante testa per squadrarmi meglio e smascellarsi ancora di più. Non le do molta attenzione, poiché vengo distratta facilmente dai trans, i quali mi passeggiano davanti a passo snodato. Gli uomini travestiti, nonostante la loro alta statura, calzano ugualmente scarpe col tacco 15, lo trovo esagerato, oltretutto non hanno classe, il loro podismo assomiglia più ad una marcia sfiancata dal ritmo pressante e ben scandito, la cui gamba dista di larghezza almeno venti centimetri dall’altra, un mio amico avrebbe precisato dicendo che “hanno certamente ricevuto una pigna in culo”. In televisione, su Current, avevo visto un documentario sulle drag queen, tutt’altra cosa rispetto a questi travestiti. Le ragazze invece ci sanno fare col défilé, molte indossano unicamente un paio di copricapezzoli ed un tanga impercettibile, le trovo estremamente seducenti, non posso non guardare i loro seni traballanti e quei fianchi dondolanti, incantano qualsiasi voyeur, certamente fanno impazzire chiunque.
“Tra un’ora inizia lo spettacolo, se vuoi intano ti faccio vedere il privè” – Elisa indica elettrizzata un’apertura difronte a noi. Non c’avevo fatto caso a quel passaggio, è ben camuffato da un tendaggio pesante ma di colore più acceso degli altri, scarlatto direi. “Cavolo, pensavo fosse questo il privè?” – rimango scioccata senza però distogliere lo sguardo sul sedere a mandolino di una mora, esasperatamente sexy e profondamente attraente. Questa sera volendo potrei compiere delle vere pazzie, potrei allargare il mio orientamento sessuale, potrei capire perché l’amore non esiste, o meglio, perché non potrà mai esistere con un uomo, magari in questo assurdo mondo potranno affiorare altre integrità prima ad ora a me nascoste, forse conoscerò interezze più adeguate alla mia individualità. Probabilmente ho sbagliato tutto nella vita.

∞ S.J.∞

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mercoledì 29 aprile 2009

La vera storia di quel giorno#3


Per chi non avesse ancora letto:


In macchina ogni cosa scivola via, lontana da me, nonostante lo strascicato passo delle cose riesco ugualmente ad ipnotizzarmi fissando il mio sguardo riflesso sul finestrino, in esso adocchio un velo di sensuale tristezza, il colore degli occhi si confonde facilmente con l’oscurità della notte e inconsciamente mi guido in uno dei miei soliti viaggi mentali, ignoro quindi Elisa, particolarmente concentrata alla guida, e parto sulle melodiose note di “vivo per lei” di Andrea Bocelli.
Sogno d’essere sola, orfana, senza amici, senza parenti, senza conoscenze sconnesse, semplicemente solitaria. M’immagino d’essere ai margini di un dirupo a un’altezza vertiginosa, circondata dall’immenso cielo roseo, il quale accompagna il globo infuocato verso il suo luminescente tramonto, d’essere attorniata dal vento ballerino, caldo e vellutato, d’essere solamente lì, per godere dello spettacolo, solo lei ed io, diventando una cosa sola, poiché le sorrido ad occhi sbarrati e la sfioro con le dita, felice di poterla annusare fino a riempirmi i polmoni di lei, colma di lei, per sentirmi vibrare l’anima, per sentirmi parte di lei, per avviticchiarla a braccia spiegate e sentirmi finalmente esaudita, per sentirmi in vita, come lo è lei d’altronde, come lo è la vita stessa.
Il fragoroso sospiro di Elisa mi sveglia dal trip, mi scruta a lungo, così, improvvisamente agitata le starnazzo: “Hey Ely, non starai mica giocando a “ti guardo e guido” alla two Fast two Furious vero?” sorride e, quasi a chiederlo alla strada, ribatte con estrema bonaccia: “Tu per chi vivresti?”. Questa domanda non me l’aspettavo, ora cosa le rispondo? - Vorrei prima d’ogni altra cosa imparare a vivere, sentirmi viva e trasmettere tutta la mia vitalità al futuro uomo della mia vita – patetico direi, ed estremamente contradditorio con il precedente vaneggio, perciò reagisco a freddo: “Non saprei, per nessuno forse, sono troppo vigliacca e ingenua per donarmi a qualcuno”.





Elisa indossa una bionda e riccia parrucca, un groviglio invadente, sfacciato, che le avvolge quasi tutto il volto, a fatica si intravedono gli occhi chiari e la bocca polposa, ma in compenso mostra con orgoglio le gambe snelle e slanciate, le quali invidio da matti poiché sono anche maledettamente sode e perfettamente muscolose. Quei finti capelli però non riescono a nasconderle lo sguardo autorevole del momento e sempre giocando a “ti guardo e guido” asserisce: “piccola Je, l’amore perenne non esiste. Sì, ok, t’innamorerai magari, lo spero per te, ma come già saprai la passione prima o poi avrà fine, perciò è molto meglio non essere mai soggiogati dall’amore stesso, bisogna vivere, vivere nella consapevolezza dei nostri limiti, ma pur sempre vivere finché c’è concesso. Donare rende vivi, ma per vivere dovresti anche ricevere, e tu, Jessichina mia, non stai ricevendo un bel cazzo di niente. Soffri in silenzio e vivi male.”.
Stupita balbetto stupidamente: “Ely, per-per piacere, ora guarda la strada altrimenti no-non mi resta nemmeno da vivere male, please!”.
E cazzo! Un pochino ha ragione, non sto vivendo pienamente. Mi ferisce sapere che l’amore non esiste, perlomeno l’amore che immagino, un amore costruito sulla passione perpetua, sulla massima fedeltà, sull’estrema ammirazione, sull’ assoluto rispetto e sull’onesta dedizione. Tutti questi valori messi insieme danno alla luce un amore sano, puro, vero, semplice, ma non esiste. Non esiste.
Elisa percepisce il mio imbarazzo, probabilmente sotto a quella parrucca cespugliosa si nasconde uno speciale vacuometro, il quale riesce a rilevare nella mia cocuzza il vuoto assoluto alzarsi vertiginosamente di pressione, quindi mi distrae con una fasulla proposta: “Che dici? Tappa all’Ikea di Padova prima di distrarci con migliaia di tette, culi, cazzi e figa?”
“Padova?!” guardo immediatamente fuori dal finestrino sbattendo rumorosamente la fronte sul vetro ed Elisa lecitamente biascica tra le note della sua cacofonica risata e ripete “Tette, culi, cazzi e figa!” – “A parte che l’Ikea è da questa parte, ma cos’ha di stupefacente Padova?”.
Continuo a guardare fuori, aggrappandomi come un cane alla maniglia della porta e le rispondo fievolmente: “ha un geniosregolatezza” e sorrido, assorta nuovamente in un altro viaggio. Elisa probabilmente penserà ad un personaggio famoso, a Galileo forse, alla mostra del IV centenario del cannocchiale, si limita quindi a sorridermi e a guardarmi teneramente, proprio come si guarda una scimunita bambina mentre indica un giocattolino di Hello Kitty in vetrina.
Mi riferivo a tutt’altra cosa ovviamente, connettevo ad altro, a qualcuno il quale mi sono fatta sfuggire, un altro plumbeo tramonto senza l’alba, avessi mai il coraggio di scalare il monte, trovarmi sul quel dirupo e lasciarmi andare. C’è chi dice che il problema non è la caduta ma l’atterraggio eppure continuo a temere ogni cosa, anche al debutto, sarà perchè pavento a un capitombolo. 
Lo so, è sbagliato, è lampante il fatto che ora non vivo per lei.

∞ S.J.∞

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lunedì 27 aprile 2009

La vera storia di quel giorno#2



Per chi ancora non avesse letto:

- La vera storia di quel giorno




La notte non è poi così buia, l’oscurità s’affresca di tonalità aranciate e sprazzi di luce m’illuminano a brevi intervalli, quasi a scagliare sul mio corpo ondate di tepore mentre attendo irrigidita sulla sponda di una stradicciola. Ci pensa il fumo della smilza sigaretta ad accendere qualche istante la mia mente rammollita, solo le Philip Morris super slims riescono a distrarmi dalla frescura primaverile, lasceranno la solita impronta catramosa in gola ma nonostante tutto offrono momenti di gratitudine. Mi chiedo cosa accadrà questa sera, sicuramente assisterò ad un inusuale show, immagino travestiti ballare il can-can francese con zeppe e tacchi a spillo vertiginosi , sorridere a bocca larga con la loro tipica folcloristica espressione, sollevare in aria le braccia guantate di lucido laccato, di pelle nera o fucsia stile sadomaso-chic e gioire alla laugh out loudly. Dopotutto non vedo cosa ci sia di male vestirsi da puttana una volta nella vita e mischiarsi in un sexy party, in aggiunta gremito di persone gay, lesbiche, bisex, transessuali e transgender, dov’è il problema? Anzi ben venga l'opportunità.



Chissà cosa si prova baciare una ragazza ed essere palpeggiata da affusolate mani, ben curate, con unghie limate e complete di french, chissà invece cosa si prova ricambiare tale piacere. Avrei voglia di stropicciare una mia palpebra su un rigido capezzolo e sprofondare il mio viso tra due vellutate mammelle. Ho le mani piccine, sicuramente non riuscirei ad abbrancare un seno taglia V, a malapena riesco con i miei seni, ma il capriccio per accaparrarmelo lo farei ugualmente. Mi domando anche se sarei in grado di eccitare una donna, conosco le mie zone erogene, saprei bene dove e come toccarmi per sentirmi eccitare, chissà se le mie dita furbastre hanno la stessa maestria nel massaggiare le piccole labbra ed il prepuzio clitorideo di un’altra donna e chissà se inserendo delicatamente le dita in un'umida vagina riesco, a convulse ditate, riconoscere la scabra parete vaginale. Scivolo nella fantasia, immagino le movenze delle mie dita oramai bagnate, una mano stimola la ragazza prosperosa e l’altra me stessa, cerco di vedere con la mente i lenti movimenti dei nostri corpi curvilinei, i seni che premono l’uno contro l’altro, i nostri baci perforanti, i nostri mugolii frenati, “mmm”, inebriante. Sorrido inconsciamente e all’improvviso mi pervade un macigno d’emozioni in tutto il ventre. Basta! Devo smetterla di creare cortometraggi pornografici in testa, nemmeno una puttana durante l’ora di servizio frutta così tanto di fantasia. Non è il sesso che m’interessa, non è quello che cerco, non capisco perché tanta esaltazione. Finalmente avvisto la BMW M3 di Elisa, era ora, tra pornografia mentale e il freddo penetrante stavo già perdendo il controllo.

∞ S.J.∞


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