
Ieri ho compiuto ventiquattro anni ed ho fatto un breve check up della mia vita.
E anche oggi ho capito una cosa (che poi non mi vengano ancora a dire che non capisco mai niente), ho capito di aver incontrato per la prima volta un vero ostacolo nella mia vita, non ho però ancora capito come valicare l’intralcio.
A parte che sto scrivendo con le gambe ben accavallate e strette l’una con l’altra a causa di una fottutissima e terribile cistite, talmente dolorosa che mi paonazza vergognosamente il viso, ma è un dettaglio irrilevante; come è irrilevante il fatto che da pochi giorni faccio anch’io parte di quelle circa ottantunomilatrecentocinquantanove famiglie separate. Chissà invece quanti come me devono seguire in toto un’attività artigianale ed una casa di circa duecento mq, ora composta da tre individui, di cui, escludendomi, di sesso maschile e al quanto ingestibili in ogni fare, tutto ciò grazie a quel componente familiare datosi alla fuga, il quale si è rotto i marroni di vivere nella solita quotidianità. Chissà quanti sono nella mia stessa situazione e cercano anche un lavoro full time soprattutto perché a Gennaio del duemiladieci devono pagare finanche circa mille euro per mantenersi una macchina, poiché, per amore, quei soldini li ho spesi tutti, ogni centesimo, per un bellissimo viaggio in Kenya. Ma chi se ne frega, l’importante è riderci su e andare avanti; e io ci rido, anzi, sorrido soprattutto quando qualcuno mi risponde “salute” dopo un mio starnuto; è nostra consuetudine dire “salute”, anzi è un’antica usanza romana, in passato lo starnuto in caso di raffreddore o altro significava che eri in pericolo di vita, poiché le cure del tempo non consentivano un rimedio efficace; per tale motivo, chi incontrava qualcuno che starnutiva, diceva "salus" (in latino salus-salutis, significa salvezza), cioè che la salvezza sia con te. E io sorrido, che posso farci?
Ma chi vuoi che mi salvi? Dio? ‘checazzo, non ho nemmeno la fede che mi salva, la fede almeno poteva donarmi miracolosamente l’effetto placebo e convincermi che quella patatina nel bel mezzo del mio rene destro dissolva pian piano ad ogni preghiera recitata a mani giunte.
A ventiquattro anni ho un tumore benigno e la sorte vuole che i miei ambedue reni lavorino come due organi in pensione, quindi qualora dovessi togliere il rene più ammalato rimarrei stecchita se non ne avrò uno di ricambio... ma confido nei Supermercati Winner, di solito trovo tutto a basso costo. La cosa più spassosa è che due mesi fa dissi in lacrime a coloui il quale ora è il mio ragazzo “Non lasciarmi, ti donerei un rene se potessi”, figata! Era come dire in realtà “Non lasciarmi, altrimenti t’impianto una bomba ad orologeria in un rene!”.
Ma sì, in realtà io dico “vaffanculotutto”.
Ogni giorno mi accorgo di essere viva e non di essere la solita vagante in un mondo ingiusto, ma ora che mi sono accorta di non essere immortale, come noto invece lo sono tutti gli altri, cosa devo fare? Di tutto questo noioso discorso c’è da dire che ho un piccolo problemino di fondo e cioè che ancora non ho capito cosa fare prima di concludere la mia via crucis (a parte che “l’erba cattiva non muore mai”).
Comunque, non ho capito.... che cosa devo fare?
Sinceramente non voglio lasciare nessuna impronta o qualche bel ricordo di me, per quale motivo dovrei farlo? Non m’interessa.
Quindi, ora, che cazzo devo fare?
Continuo a vivere come ho sempre fatto, naturale; ed è questo il mio primo vero ostacolo.
∞ S.J.∞
P.p. (che sta per "piccolo particolare")= bello leggere una vecchia lettera dopo un breve stato confusionale.
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