giovedì 30 aprile 2009

La vera storia di quel giorno#4


Per chi non avesse ancora letto:



“Il percorso guidato è terminato” – Elisa spegne l’auto, mi guarda strizzando l'occhio e ruzzola immediatamente fuori dall’autovettura. 
Sono ancora immobile, perplessa, non riesco a capacitarmi di come possa essere già arrivata, com’è possibile? Mi trovo in zona industriale, qui non c’è anima viva, mi circondano enormi magazzini, qualche bidone della spazzatura, una decina di lampioni e nulla di più. - Ma dove cazzo mi ha portata? -
“Dai Cicci, esci fuori” - Elisa mi accenna con la mano d’uscire e inizia a tacchettare sgambettando qua e là per ogni capannone, nella speranza di trovare quello giusto. L’accontento, esco, permettendo il freddo intenso di ridarmi il benvenuto. Non posso non infilarmi una sigaretta in bocca, sono nervosa, immaginavo di scoprire una specie di Riviera di Las Vegas con la folla di gente sfilare verso l’entrata del locale ed invece mi trovo in uno spopolato territorio di Vicenza, in cui regnano antiestetiche architetture color fumo di Londra. Da incubo. 
“Cicci, tro-va-tooo”.





Entriamo nello stabile, i nostri corpi mezzi nudi s’abbagliano improvvisamente di un rosso fosforescente, difronte a noi si presenta una scala a chiocciola, gli scalini sono rivestiti di un tappeto poliacrilico bordeaux mentre le pareti sono tappezzate da bellissimi quadri in quadrello sanguigna, i quali raffigurano donne e uomini durante gli scambi di effusioni sentimentali. Salgo a metà gradinata e mi soffermo a guardare attentamente un’opera, mi concentro sulla tecnica del disegno, sono presenti poche sfumature, sicuramente la sanguigna è stata mischiata ad un addensante grasso, la cera forse, il segno è perfetto, deciso e pulito, l’anatomia è ben accurata, secondo il mio occhio clinico l’artista è stato facilitato da veri modelli, che invidia.
Con stile rimato Elisa mi distoglie l’attenzione dalle mie riflessioni “Tesoro, la vera arte è da questa parte”. La inseguo senza distogliere lo sguardo dai quadri fino a raggiungere il bureau. Sul banco, oltre ai due computer e ai biglietti da visita, reggevano tre enormi falli in vetro pieno, sorrido maliziosamente - Chissà se le segretarie utilizzano sti cosi solamente come fermacarte - Le pareti si nascondono dietro a sipari vellutati, color amaranto, non ci sono piante né fiori solamente quattro smunti manichini oltretutto calvi e abbigliati da neri guêpière simili al mio, il quale indosso con innata spigliatezza. Finalmente riceviamo le card e ci addentriamo a questo fantomatico privè, solchiamo quindi un separé di velours rosso fuoco e lo spettacolo pervade immediatamente la nostra visione. Lo spazio è immenso, dall’alto i raggi di luce policromate ci abbacinano più volte, la pista da ballo è sconfinata, difficilmente scorgo ai sui margini un soppalco su cui sono distribuiti numerosi divani, ovviamente rossicci. Alla nostra destra invece troviamo l’area ristoro con un efficiente bar, composto da tre bariste strafighe, e in parte un pantagruelico banchetto. “Wow!” è tutto quello che sono capace di dire in questo momento. Mi accorgo ora delle poche persone che scorrazzano a destra e a sinistra con un Rum Brugal o un Piña Colada in mano, c’è pochissima gente, poco più di un centinaio. Sono comunque sbalordita, nessuno poteva immaginare di trovarsi dinanzi a questo spettacolo in un grezzo stabilimento, è sorprendente.
“Wow? Tesoro non hai ancora visto niente” - Elisa sogghigna e una volta raggiunto il bar appoggia il gomito sul banco, sostenendosi la pesante testa per squadrarmi meglio e smascellarsi ancora di più. Non le do molta attenzione, poiché vengo distratta facilmente dai trans, i quali mi passeggiano davanti a passo snodato. Gli uomini travestiti, nonostante la loro alta statura, calzano ugualmente scarpe col tacco 15, lo trovo esagerato, oltretutto non hanno classe, il loro podismo assomiglia più ad una marcia sfiancata dal ritmo pressante e ben scandito, la cui gamba dista di larghezza almeno venti centimetri dall’altra, un mio amico avrebbe precisato dicendo che “hanno certamente ricevuto una pigna in culo”. In televisione, su Current, avevo visto un documentario sulle drag queen, tutt’altra cosa rispetto a questi travestiti. Le ragazze invece ci sanno fare col défilé, molte indossano unicamente un paio di copricapezzoli ed un tanga impercettibile, le trovo estremamente seducenti, non posso non guardare i loro seni traballanti e quei fianchi dondolanti, incantano qualsiasi voyeur, certamente fanno impazzire chiunque.
“Tra un’ora inizia lo spettacolo, se vuoi intano ti faccio vedere il privè” – Elisa indica elettrizzata un’apertura difronte a noi. Non c’avevo fatto caso a quel passaggio, è ben camuffato da un tendaggio pesante ma di colore più acceso degli altri, scarlatto direi. “Cavolo, pensavo fosse questo il privè?” – rimango scioccata senza però distogliere lo sguardo sul sedere a mandolino di una mora, esasperatamente sexy e profondamente attraente. Questa sera volendo potrei compiere delle vere pazzie, potrei allargare il mio orientamento sessuale, potrei capire perché l’amore non esiste, o meglio, perché non potrà mai esistere con un uomo, magari in questo assurdo mondo potranno affiorare altre integrità prima ad ora a me nascoste, forse conoscerò interezze più adeguate alla mia individualità. Probabilmente ho sbagliato tutto nella vita.

∞ S.J.∞

Continua ...
PER VISUALZZARE LA VERSIONE INTEGRALE DEL MEDESIMO POST CLICCA QUI!!!!

mercoledì 29 aprile 2009

La vera storia di quel giorno#3


Per chi non avesse ancora letto:


In macchina ogni cosa scivola via, lontana da me, nonostante lo strascicato passo delle cose riesco ugualmente ad ipnotizzarmi fissando il mio sguardo riflesso sul finestrino, in esso adocchio un velo di sensuale tristezza, il colore degli occhi si confonde facilmente con l’oscurità della notte e inconsciamente mi guido in uno dei miei soliti viaggi mentali, ignoro quindi Elisa, particolarmente concentrata alla guida, e parto sulle melodiose note di “vivo per lei” di Andrea Bocelli.
Sogno d’essere sola, orfana, senza amici, senza parenti, senza conoscenze sconnesse, semplicemente solitaria. M’immagino d’essere ai margini di un dirupo a un’altezza vertiginosa, circondata dall’immenso cielo roseo, il quale accompagna il globo infuocato verso il suo luminescente tramonto, d’essere attorniata dal vento ballerino, caldo e vellutato, d’essere solamente lì, per godere dello spettacolo, solo lei ed io, diventando una cosa sola, poiché le sorrido ad occhi sbarrati e la sfioro con le dita, felice di poterla annusare fino a riempirmi i polmoni di lei, colma di lei, per sentirmi vibrare l’anima, per sentirmi parte di lei, per avviticchiarla a braccia spiegate e sentirmi finalmente esaudita, per sentirmi in vita, come lo è lei d’altronde, come lo è la vita stessa.
Il fragoroso sospiro di Elisa mi sveglia dal trip, mi scruta a lungo, così, improvvisamente agitata le starnazzo: “Hey Ely, non starai mica giocando a “ti guardo e guido” alla two Fast two Furious vero?” sorride e, quasi a chiederlo alla strada, ribatte con estrema bonaccia: “Tu per chi vivresti?”. Questa domanda non me l’aspettavo, ora cosa le rispondo? - Vorrei prima d’ogni altra cosa imparare a vivere, sentirmi viva e trasmettere tutta la mia vitalità al futuro uomo della mia vita – patetico direi, ed estremamente contradditorio con il precedente vaneggio, perciò reagisco a freddo: “Non saprei, per nessuno forse, sono troppo vigliacca e ingenua per donarmi a qualcuno”.





Elisa indossa una bionda e riccia parrucca, un groviglio invadente, sfacciato, che le avvolge quasi tutto il volto, a fatica si intravedono gli occhi chiari e la bocca polposa, ma in compenso mostra con orgoglio le gambe snelle e slanciate, le quali invidio da matti poiché sono anche maledettamente sode e perfettamente muscolose. Quei finti capelli però non riescono a nasconderle lo sguardo autorevole del momento e sempre giocando a “ti guardo e guido” asserisce: “piccola Je, l’amore perenne non esiste. Sì, ok, t’innamorerai magari, lo spero per te, ma come già saprai la passione prima o poi avrà fine, perciò è molto meglio non essere mai soggiogati dall’amore stesso, bisogna vivere, vivere nella consapevolezza dei nostri limiti, ma pur sempre vivere finché c’è concesso. Donare rende vivi, ma per vivere dovresti anche ricevere, e tu, Jessichina mia, non stai ricevendo un bel cazzo di niente. Soffri in silenzio e vivi male.”.
Stupita balbetto stupidamente: “Ely, per-per piacere, ora guarda la strada altrimenti no-non mi resta nemmeno da vivere male, please!”.
E cazzo! Un pochino ha ragione, non sto vivendo pienamente. Mi ferisce sapere che l’amore non esiste, perlomeno l’amore che immagino, un amore costruito sulla passione perpetua, sulla massima fedeltà, sull’estrema ammirazione, sull’ assoluto rispetto e sull’onesta dedizione. Tutti questi valori messi insieme danno alla luce un amore sano, puro, vero, semplice, ma non esiste. Non esiste.
Elisa percepisce il mio imbarazzo, probabilmente sotto a quella parrucca cespugliosa si nasconde uno speciale vacuometro, il quale riesce a rilevare nella mia cocuzza il vuoto assoluto alzarsi vertiginosamente di pressione, quindi mi distrae con una fasulla proposta: “Che dici? Tappa all’Ikea di Padova prima di distrarci con migliaia di tette, culi, cazzi e figa?”
“Padova?!” guardo immediatamente fuori dal finestrino sbattendo rumorosamente la fronte sul vetro ed Elisa lecitamente biascica tra le note della sua cacofonica risata e ripete “Tette, culi, cazzi e figa!” – “A parte che l’Ikea è da questa parte, ma cos’ha di stupefacente Padova?”.
Continuo a guardare fuori, aggrappandomi come un cane alla maniglia della porta e le rispondo fievolmente: “ha un geniosregolatezza” e sorrido, assorta nuovamente in un altro viaggio. Elisa probabilmente penserà ad un personaggio famoso, a Galileo forse, alla mostra del IV centenario del cannocchiale, si limita quindi a sorridermi e a guardarmi teneramente, proprio come si guarda una scimunita bambina mentre indica un giocattolino di Hello Kitty in vetrina.
Mi riferivo a tutt’altra cosa ovviamente, connettevo ad altro, a qualcuno il quale mi sono fatta sfuggire, un altro plumbeo tramonto senza l’alba, avessi mai il coraggio di scalare il monte, trovarmi sul quel dirupo e lasciarmi andare. C’è chi dice che il problema non è la caduta ma l’atterraggio eppure continuo a temere ogni cosa, anche al debutto, sarà perchè pavento a un capitombolo. 
Lo so, è sbagliato, è lampante il fatto che ora non vivo per lei.

∞ S.J.∞

Continua ...
PER VISUALZZARE LA VERSIONE INTEGRALE DEL MEDESIMO POST CLICCA QUI!!!!

lunedì 27 aprile 2009

La vera storia di quel giorno#2



Per chi ancora non avesse letto:

- La vera storia di quel giorno




La notte non è poi così buia, l’oscurità s’affresca di tonalità aranciate e sprazzi di luce m’illuminano a brevi intervalli, quasi a scagliare sul mio corpo ondate di tepore mentre attendo irrigidita sulla sponda di una stradicciola. Ci pensa il fumo della smilza sigaretta ad accendere qualche istante la mia mente rammollita, solo le Philip Morris super slims riescono a distrarmi dalla frescura primaverile, lasceranno la solita impronta catramosa in gola ma nonostante tutto offrono momenti di gratitudine. Mi chiedo cosa accadrà questa sera, sicuramente assisterò ad un inusuale show, immagino travestiti ballare il can-can francese con zeppe e tacchi a spillo vertiginosi , sorridere a bocca larga con la loro tipica folcloristica espressione, sollevare in aria le braccia guantate di lucido laccato, di pelle nera o fucsia stile sadomaso-chic e gioire alla laugh out loudly. Dopotutto non vedo cosa ci sia di male vestirsi da puttana una volta nella vita e mischiarsi in un sexy party, in aggiunta gremito di persone gay, lesbiche, bisex, transessuali e transgender, dov’è il problema? Anzi ben venga l'opportunità.



Chissà cosa si prova baciare una ragazza ed essere palpeggiata da affusolate mani, ben curate, con unghie limate e complete di french, chissà invece cosa si prova ricambiare tale piacere. Avrei voglia di stropicciare una mia palpebra su un rigido capezzolo e sprofondare il mio viso tra due vellutate mammelle. Ho le mani piccine, sicuramente non riuscirei ad abbrancare un seno taglia V, a malapena riesco con i miei seni, ma il capriccio per accaparrarmelo lo farei ugualmente. Mi domando anche se sarei in grado di eccitare una donna, conosco le mie zone erogene, saprei bene dove e come toccarmi per sentirmi eccitare, chissà se le mie dita furbastre hanno la stessa maestria nel massaggiare le piccole labbra ed il prepuzio clitorideo di un’altra donna e chissà se inserendo delicatamente le dita in un'umida vagina riesco, a convulse ditate, riconoscere la scabra parete vaginale. Scivolo nella fantasia, immagino le movenze delle mie dita oramai bagnate, una mano stimola la ragazza prosperosa e l’altra me stessa, cerco di vedere con la mente i lenti movimenti dei nostri corpi curvilinei, i seni che premono l’uno contro l’altro, i nostri baci perforanti, i nostri mugolii frenati, “mmm”, inebriante. Sorrido inconsciamente e all’improvviso mi pervade un macigno d’emozioni in tutto il ventre. Basta! Devo smetterla di creare cortometraggi pornografici in testa, nemmeno una puttana durante l’ora di servizio frutta così tanto di fantasia. Non è il sesso che m’interessa, non è quello che cerco, non capisco perché tanta esaltazione. Finalmente avvisto la BMW M3 di Elisa, era ora, tra pornografia mentale e il freddo penetrante stavo già perdendo il controllo.

∞ S.J.∞


Continua...
PER VISUALZZARE LA VERSIONE INTEGRALE DEL MEDESIMO POST CLICCA QUI!!!!

venerdì 24 aprile 2009

La vera storia di quel giorno


Non c’è amore che riesca ad accalorarmi, sento sempre freddo e di continuo percepisco il sangue formicolarmi lungo le braccia, il quale poi invade i miei turgidi seni fino a giungere voracemente l’addome, è come se indossassi una stretta t-shirt scintillata da pungenti tremiti.
Sono senza amore e sono nuda davanti allo specchio, so chi sono, non provo stupore dinanzi a questo corpo sodo e sensuale, a queste spalle atletiche, a questo ventre piatto e a questi fianchi sinuosi. Rifletto solo la mia provocante malinconia e tremo dal gelo avvolgente e zelane. Il tempo scorre, devo vestirmi. Ricopro minuscole parti del mio corpo con procaci veli a fasce trinate, questo nero vestitino regalatomi da Elisa, la mia nuova amica transessuale, mi appare un sottile strato di pelle che attende solamente d’essere sbucciato. E mi trucco, mascherando il viso senza sorriso; è incredibile come un semplice rossetto possa infuocare le mie labbra cineree. Sono pronta, sono una puttana. Il mio corpo giovane e slanciato attende altri brividi, i quali nemmeno questa volta saranno originati da ardenti battiti d‘amore.



-->
∞ S.J.∞


PER VISUALZZARE LA VERSIONE INTEGRALE DEL MEDESIMO POST CLICCA QUI!!!!

lunedì 20 aprile 2009

Pensiero infinito rinchiuso nello spazio angusto della mia scatola cranica




A differenza di molti viventi l’homo sapiens ha il privilegio di salire le vette del bene, in caso di discesa è addirittura capace di emergere dagli abissi della sofferenza a fronte alta. Personalmente tali peculiarità le reputo oramai inconsistenti.
Mi sento sola, mi sento sola nell’immensità indifferente dell’universo da cui sono emersa per caso, e non per caso asserisco che il mio dovere, il mio vivere e il mio destino non sono sicuramente scritti in una qualche opera fondamentale. Ecco il motivo per cui so di essere niente in questo enigmatico cosmo e niente sarò per qualcuno il quale potrebbe rappresentare il mio cosmo.
E sono anche consapevole che il mio essere niente non ha gusto in questo brodo biotico. Tuttavia sogno, sogno ancora. Sogno una nuova era geologica e biologica nella storia della terra, in cui la parola “utopia” non esiste e soprattutto non esistono gli avverbi di negazione per la quale cosa poter finalmente affermare: “l’infinito esiste!”.
Temo che la vera ingiustizia di noi umani sia poter sognare un infinito inconquistabile.

∞ S.J.∞
PER VISUALZZARE LA VERSIONE INTEGRALE DEL MEDESIMO POST CLICCA QUI!!!!

lunedì 13 aprile 2009

La solennità


mea culpa,
mea culpa,
mea maxima culpa.
Vivo altrove e osservo il mondo,
persa nel vivere profondo.
E vedo il mare
vedo me
che rallento
a rilento.


Vita brevis,
occasio praeceps,
udicium difficile.
Provo a pensarci,
questa è la possibilità di vivere e toccarci,
ma cos'è, cos'è la solennità dell'amore?

-->
∞ S.J.∞

PER VISUALZZARE LA VERSIONE INTEGRALE DEL MEDESIMO POST CLICCA QUI!!!!