Mi hai avvelenata, proprio tu! Pensi di cambiare pelle, di crescere, eppure rimarrai sempre un invertebrato rasente. Sulla mia pelle hai lasciato due segni dai quali sgorga tutto il mio vigore. Ti sei sentito minacciato ed hai saputo attaccare, sebbene la tua specie non arrischia l’estinzione. Sei strisciato via da me, allontanandoti dalla mia lenta e funesta condanna, ed io, intorpidita, ravviso il tuo consueto ritiro nel covo. Avvolgi il vuoto, ascolti il mio silenzio e induci in tentazione, ma non sai, non sai che oramai non sono più pane per i tuoi denti.
Stronzo! Dovresti essere il primo a morire.
Sciocco, la tua vita è appesa a un filo
le tue parole sanno solo impoverire,
sei patetico, mi disgusti in ogni tuo profilo.
Povera anima, il tuo cuore è leso e ammalato,posso comprenderti e aiutarti,anche tu sei stato schernito e pugnalato,ma io non voglio ferirti né molestarti.
Uccidimi oppure vi massacrerò in pochi secondi.
Sono stanco di vedere le vostre insignificanti facce.
Portate tutti l’aureola al collo, siete degli iracondi,
mi date noia e nausea, siete solo fastidiose erbacce.
Chiudi gli occhi creatura immonda… osserva e ammira… l’idrofobia adesso passerà sponda… Addio brutta ira.
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Nella mia mente echeggia l’inno Divenire di Ludovico Einaudi e finalmente la tessitura sonora mi avvolge teneramente.
Solo la melodia percepisce la gravità del momento, intuisce i miei pensieri più sbagliati, ma sa che il duemilaotto è stato l’anno più brutto della mia vita e conosce bene chi ha sbrindellato la mia anima, perciò lei, la musica, è l’unica a capire perché provo solo odio, perché desidero far parte dell’unico infinito in cui credo (in niente, nulla). Non riesco a non pensare alle macerie della mia vita e non ricordare tutte quelle belle persone oramai svelate delle brutte bestie.
La rivelazione di pochi minuti fa mi ha stordita, vorrei sentirmi ancora più sola e concludere questo feeling con la depressione in un solo atto estremo.
Sono riuscita ad aprire la porta, ho iniziato a vedere chiaro, ho visto più di una persona a me familiare avvinghiata con uno sconosciuto, certe drogarsi e rubare, alcune morire e altre invece allontanarsi dall’uscio. Basta così, chiudo la porta a tutti e rimango in silenzio ad ascoltare il cuore che mi pulsa pesante. Ora so quanto faccia male la verità, questo dolore è insopportabile, mi fa sentire fragile, indifesa e infelice. Non ne posso più, mi sento sempre più stanca, mi sento morire.
∞ S.J.∞
che Dio ha bisogno degli uomini; che ogni volta che l’uomo fa del male, Dio trattiene il respiro; che non c’è male che non possa essere consolato; che ognuno di noi è qui per completare e complicare l’affresco; che la poesia è canto e racconto; che le donne sono l’apice della creazione, la rugiada dell’altissimo; che ti sei occupato di questo strano dono che abbiamo avuto in sorte: la vita; che, dopo averti letto, non si guardano più le persone con distrazione ma come scrigni di un mistero, depositari di un destino immenso; che l’arte si deve interessare alla vita; che la vita è molto di più di quanto possiamo capire, per questo resiste; che nessuno è troppo strano per essere capito; che ognuno di noi è unico, e fa la differenza; che si può parlare degli altri quando parliamo di noi; che cosa ci rende felici; che cosa amiamo e odiamo davvero; che noi tutti siamo qui per il sì di una donna; che siamo in crisi del duro desiderio di durare; che ci hai reso possibile vivere in un mondo più grande; che ci hai reso il mondo meno estraneo e nemico; che ogni persona è l’eroe della propria storia, anche se i suoi giorni o le sue notti non appaiono eccezionali a nessuno; che i fatti del mondo non sono la fine della questione; che in poesia si usa lo stesso amore e lo stesso numero di parole per descrivere gli ordini angelici e il gesto di un sarto che con poca luce introduce il filo nella cruna di un ago; che si può dare del tu all’ignoto; che il paradiso è colmo dell’accecante bellezza del verbo essere; che la vita è destino e viaggio, conoscenza e amore; che qualcuno non distoglie mai lo sguardo da noi, perchè ci ama; che la bellezza nasce terribilmente; che l’arte è un dono…….”
Se scuotessi rabbiosamente la capoccia
sentirei shakerare il veleno negli orecchi,
perderei sicuramente l’equilibrio,
eppure
senza far nulla
già mi gira la testa.
Dovrei censurarmi.
Dovrei zittire la mia ira
e lasciarmi derubare dalla tua imbecillità.
Rapini la nostra serenità per un’unica aspirazione
la libertà artefatta!
Mi stai facendo odiare il mondo
e le persone che vi dimorano.
Odio la tua ignoranza,
odio la tua disonestà,
odio le tue panzane,
odio la tua immaturità,
odio qualsiasi tuo vocabolo.
Ho desiderato la tua esistenza
e t’ho avuto senza alcuno sforzo,
ma non immaginavo che tu potessi respirare dai miei polmoni.
Hai accoltellato tua madre e tuo padre
ed ecco arrivare anche la mia ora.
Tempo fa dovevo tacere,
ma non sapevo che
i
desideri
sono
debitori
di
fantasie
inappagabili.
Io continuerò a fiatare e tu continuerai a pugnalare con il nostro respiro in gola.
Tra pochi minuti tu rinnegherai la verità mentre io te la spiattellerò addosso più e più volte finché cederai.
Nel corso degli anni ho avuto la sfortuna di conoscere alcune persone superbe, penso che sia capitato a chiunque, anche ai superbi stessi.
Questi individui continuano costantemente a ipervalutare le proprie capacità e a pretendere riconoscimenti alla propria persona anche quando non ne hanno i meriti. Trovo penoso prevaricare per affermare l’identità, sembrerebbe quasi un supplizio alla buona coscienza, ma di mondo interiore questi supereroi non ne hanno nemmeno la metà di una misera briciola. Il superbo tiene alla sua unicità quanto, ad esempio, Paris Hilton tiene alla propria notorietà ed entrambi prostituirebbero addirittura il proprio buon senso pur di decantare l’egemonia sui comuni mortali, è disgustoso, anzi, sono disgustosi. Le stesse persone poi, hanno la presunzione e la convinzione di saper ammettere i propri errori, quando, invece, è solamente un altro miserabile inganno per elogiare le proprie povere qualità.
Elias Canetti scrisse bene: “Gli uomini più tremendi? Quelli che sanno tutto e ci credono”. Questi uomini (inteso come genere umano), non curanti dei propri orrori, s’impegnano solamente a cercare con estrema pignoleria gli errori degli altri. Parlano senza orecchi e si convincono di saper ascoltare, ma almeno hanno belle mani per puntare il dito lontano da se stessi.
Ecco tutto, ho solo descritto il peggior difetto di cui una persona potrebbe vestirsi o meglio, ho solo descritto il peggior vizio capitale.
Un solo granello di feci di topo può rovinare un'intera padella di riso così come un pezzo di merda può rovinare un'intera famiglia. È un po’ come mordere una bellissima mela e trovarci dentro del marcio, ti lascia l’amaro in bocca e un buco allo stomaco. Questo è il tipico giorno (vi risparmio la descrizione della giornataccia) in cui mi domando se malviventi si nasce, pensandoci bene potrei essere contagiata anch’io da tutto questo marciume e non rendermene ancora conto. Mi guardo allo specchio e rifletto la paura di diventare come lui, oltretutto abbiamo lo stesso patrimonio genetico, non sono certo una ragazza modello, ho tatuaggi, piercing, sposo ideali fuori dal comune, fumo e in passato ho commesso anch’io delle piccole scempiaggini, ma nulla di serio… almeno la mia fedina penale è pulita, il mio Curriculum Vitae è già corredato da diverse formazioni scolastiche ed esperienze lavorative e inoltre non ho nessuna brutta nomea. Perché, al di là di tutto, rifletto questa immagine? Perché non sono quella tipica ragazza la quale “indossa i mocassini”, concentrata interamente al proprio futuro, all’Università, alla famiglia, al lavoro, alla casa ecc… ? Perché non sono i grandi progetti che mi rendono felice e importante? Perché non chiedo niente alle persone e a me stessa? Perché non mando a fanculo questa mia battaglia e scappo via come faccio di solito? ...Andrò al cinema sabato sera, guarderò “Riflessi di paura”, così eviterò di guardarmi ancora allo specchio e riflettere.
Io sono quella che ama bere buon vino rosso o prosecco per sentirsi meglio. Mi affascinano i nomi e cognomi insoliti, come quello della talentuosa scrittrice Hanya Yanagihara. Credo nel metodo scientifico. Devo sforzarmi di scrivere per mettere in ordine le idee. Purtroppo scrivo poco.