S’approda il buio e all’improvviso ingoio un’aria greve insieme ad un debole lamentio.
Alzo la testa dal cuscino e siedo spontaneamente sul posto, le gambe sono stese e intirizzite, talmente rigide da provare una fitta lancinante al polpaccio sinistro, stringo i denti, chino la tesa e afferro la parte dolente con fervore, mentre il crampo sale proporzionandosi al dolore.
“Dio chemmale! “
Sento i filamenti del muscolo strapparsi uno ad uno, come fili d’acciaio scoppiettare dal gambo di metallo, ora posso solo inabissare il mio viso sudato e terminare in istrida acute.
Ora silenziosa.
Ora oscura.
Ora inquietosa.
M’accorgo di non esser sola.
Convulso adesso è il mio cuore, buia è la mia mente, pesante è il mio corpo, sono istanti di panico che tolgono il fiato.
Ora caotica.
Ora terribile.
Ora angosciosa.
Fiato. Fiato. Fiato.
Attimo fuggente mi sussurra ancora il suo respiro, era lui!
Respiro anch'io, poiché tutto m’abbandona.
Ora silenziosa.
Ora chiara.
Ora triste.
Stanca di dormire scivolo via, lontana da lui, raggiungendoti finalmente.
A braccia conserte alzo lo sguardo e ti parlo a bocca chiusa.
Migliaia di kilometri ci dividono, eppure io, da qui giù, ti vedo chiaramente.
La mia pelle cerea si raffredda e le mie labbra sanguinano per te.
Odo ticchettare i secondi e dietro di loro nulla più riesce a passare.
Ora piango.
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∞S.J.∞
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