venerdì 15 ottobre 2021

Buon compleanno


La giovinezza mi sta scivolando via, mia cara vecchia signora. Non c’è modo di aggrapparmi ad essa, guizza tra le mani, sfugge fino a non riuscire più a trattenerla. Mi sento sconfitta. 

Desidero avvinghiare la tua mano sinistra per consolarmi, vorrei afferrarla, stingerla e aggrapparmici ad essa. Me la immagino diafana, di una pelle fatta di velina incartapecorita da cui si intravedono finissime strisce bluastre, avrai ancora sangue nelle vene? 

Il dorso della tua mano sarà costellato da piccole macchioline, da screziature barbituriche le quali, con un po’ di fantasia, sembrano formare figure di esseri mitologici, le osserverei a lungo. E la tua pelle probabilmente sarà visibilmente grinzosa ma al tatto piacevolmente morbida, vorrei accarezzarla per vederla incresparsi sotto il mio pollice, la liscerei per ore.  




Io lì o tu qui, la tua mano gelida nella mia, ed entrambe l’anello tatuato all’anulare. La tua fede, a differenza della mia, sembrerà oramai una brutta macchia come se rispecchiasse il tuo credo. Avrai infatti la Morte alle calcagna, mostrale il dito medio dunque, il dito più storto e magari segnato dall’artrosi, quel dito che è sempre stato diverso dalle altre dita, il meno affusolato, il più sgraziato, quasi fatto apposta per quel messaggio impudente. 

Come la giovinezza anche tu non sei visibile ma t’ho sempre dentro di me, e il mio amato Dioniso me lo ricorda, così lieta oggi sono perché di doman non c’è certezza.

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giovedì 7 ottobre 2021

Io sono io, e basta



Ciao, 

come ti senti oggi? Con il morbo di Alzheimer tutto sotto controllo?

Scusa, è un altro di quei stupidi presentimenti, spero di sbagliarmi ancora.

Io sono io, e basta. 

Sono qui per raccontare, invento storie per te, cara vecchia signora, e non m’importa se non ho talento, non m’importa se le mie parole non si trovano in un libro, non m’importa proprio.

Questi racconti sono pezzi d’anima, esistono per il  semplice bisogno di provare emozioni. La scrittura taglia la cima che mi tiene ancorata a una vita troppo terrena, troppo poco seducente. Scrivere è come farsi trascinare dalle onde del mare, e mi piace. Così stanno le cose, io scrivo e tu leggi, dunque spero di non diventare cieca in futuro



T’immagino con le lenti degli occhiali un po’ più spesse di queste, intenta a leggere e ricordare allo stesso momento. Scommetto desideri ritornare indietro nel tempo e rivivere di nuovo questo istante,  per riappropriarti di questo corpo energico e tonico, per sentire ancora una volta  l’entusiasmo che provo nel scriverti. 

Che emozioni provi mentre mi leggi? Stai piangendo? Una scorza dura come me potrebbe ammorbidirsi negli anni? É stupido, ma vorrei tanto chattare con te per descriverti qualche mio aneddoto, sono certa che te li sarai dimenticati tutti. Chissà come scrivi poi. Probabilmente ti esprimi meglio di me, forse avrai il potere di catturare subito l’attenzione, le tue parole  sapranno raggiungermi come un elegante gatto dall’andatura lenta ma decisa, dallo sguardo provocante e apparentemente disinteressato, e come un gatto le tue parole sapranno inaspettatamente sfiorare in una morbida carezza lasciando addosso piccoli piacevoli brividi, o chissà, forse sapranno invece graffiare e lasciare un segno provvisorio che però al momento fa male e infastidisce. 

Dovrei smetterla con questa  storia, di me e di te, cioè che poi io sono io, e basta. É patetico. Sono patetica vero?


Stammi bene.

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giovedì 23 settembre 2021

Wormhole


A parte il crepitare dei tuoni qui regna il silenzio.

Sono sola e posso leggere le mie parole in totale tranquillità, in specifico quelle dell’ultimo post di questo blog, nel lontano 2016. Leggo e sorrido, perché percepisco il mio stato d’animo di quel periodo. Ero rassegnata e stanca. “Gape” è una specie di lettera di dimissione, un addio al mio passatempo preferito, alla scrittura. Amo leggere e per fortuna non ho mai smesso, amo anche scrivere ma con la scrittura purtroppo è stato un rapporto totalmente diverso, inesplicabile. In quel post leggo: “Forse dovrei veramente riprendere a scrivere per acquietare il mio stato d’animo”, già, forse dovrei proprio.

“L’infinito NoN esiste” non vuole essere uno di quei stupidi diari personali da prima liceo ma semplicemente uno spazio in cui racconto la mia psiche inventando storie o poesie, come ad esempio “La coscienza di una donna”, percepisco ancora la mia avversione profonda di quel lontano febbraio 2009, ero abbattuta e arrabbiata per tutto quello che ha dovuto subire Eluana Englaro. Ancora oggi non riesco a concepire come si possa vivere in uno stato vegetativo per ben 17 anni, è la peggior tortura che si possa infliggere a qualsiasi essere vivente, oltreché il peggior modo di togliere la dignità. L’eutanasia è un argomento che mi ha sempre interessato, a mio parere è fondamentale avere una buona legge che rispetti le volontà delle persone gravemente malate, ecco perché circa un mese fa ho deposto la mia firma in comune per il Referendum per l’eutanasia legale e mi sono poi impegnata a pubblicizzare il più possibile questa grande opportunità.

Temi come questo mi porta a voler continuare a scrivere, sovente sento la necessità di riprendere questa attività per esternare le mie emozioni ma sopratutto per sviluppare meglio le mie idee. Quando non ho l’opportunità di esprimere i miei pensieri a qualcuno, o perché devo ancora elaborare meglio un concetto o perché il mio interlocutore non sa ascoltare, proverò a trascriverli di petto come sto facendo adesso. La costanza non è mai stato il mio punto forte però, chissà se questa volta sarà diverso. 

Mi piace immaginarmi compiuta e attempata a rileggere questo blog e rivivere i miei pensieri degli anni fiorenti, sarà un po’ come scartare un pacco regalo spedito da me dal passato. 

Mi ha fatto piacere rileggermi, le mie prime  postille scritte da ragazza come ad esempio “Ultima partita” mi spingono a provare un profondo sentimento di affetto. Ricordo che fin da piccolissima chiudevo gli occhi e speravo che comparisse una specie di wormhole che mi permettesse di incontrare la me stessa di venti o trent’anni più vecchia ed avere così l’opportunità di ricevere consigli su cosa fare e come comportarmi in determinate situazioni, avrei ottenuto la soluzione a qualsiasi mio problema. Lo so che sembra un’idea assurda e irrealizzabile ma perlomeno posso far accadere il contrario, ovvero posso rivivere in futuro le mie prospettive passate. Quanto bello sarebbe se ognuno di noi avesse e condividesse un blog del genere? Avrei finalmente l’opportunità di saper leggere dentro le persone. A volte abbiamo la convinzione di comprendere a menadito un conoscente, e se invece il nostro giudizio fosse prettamente sbagliato? Un blog personale e sincero come questo farebbe comodo un po’ a tutti.


Mi rivolgo a te, vecchia Jessica, qui sotto ti regalo il mio racconto. So bene che quella sera è successo realmente. Spero di ricontrarti di nuovo.
   

Non ho sonno, la mamma ci manda a letto sempre troppo presto, che nervi.

La stanza è buia ma riesco a intravedere bene la sagoma della scrivania che divide il mio letto da quello di mio fratello, lui ancora non dorme, lo sento da come respira, ma so che non mancherà molto. Ho tantissimi pensieri per la testa e ho paura che domani la professoressa possa interrogarmi, e io come sempre non mi sento pronta, non ho studiato a sufficienza. 

Cerco quindi di calmarmi, tengo gli occhi bene aperti e immagino il mio wormhole, e la magia avviene quando mio fratello cade all’improvviso in un sonno profondo, nel bel mezzo della stanza si forma una piccola sfera vorticosa di colore acquamarina fluorescente e a ogni turbinio diventa sempre più grande fino a raggiungere le dimensioni di una porta. In quel momento scendo dal letto e senza indugiare varco la soglia. Dall’altra parte entro nella mia stessa stanza ma c’è una donna che mi sorride seduta sul mio letto. So chi è, sono io. Ricambio il sorriso, la guardo ammaliata e impaziente le pongo subito la fatidica domanda, quella che mi ronza in testa da diverse notti insonni -Morirò a 35 anni?-


Lei mi guarda sbalordita e a voce bassa si decide a rispondermi - ma perché da piccola ho sempre avuto questa brutta sensazione, e poi perché proprio 35 anni? Perché prevedi una morte precoce? -

Senza batter ciglio le dico che non è una morte prematura, lei non è giovane, a 35 anni si è ormai vecchie da un bel po’.

Il perché sia convinta della mia morte a quell’età non saprei spiegarlo, è una percezione che mi assilla ogni sera. La consapevolezza di questa realtà esterna si è talmente radicata in me che è diventata quasi una convinzione. La vedo corrugare la fronte mentre mi ascolta attentamente, e mi viene quasi da ridere, è palese che sia vecchia, come fa a non accorgersene?

Abbiamo lo stesso colore di capelli ma lei ha un bellissimo taglio corto, per fortuna non è cicciona e ha due curiosi anellini alla membrana che divide le due narici, che posto curioso, non li avevo mai visti prima d’ora,  ma papà e mamma gliel’hanno lasciato fare?

Ora la vedo fissare il parquet, è assorta nei sui pensieri, sta forse cercando le parole giuste per dirmi che sì, avevo perfettamente ragione, che sarei morta in un incidente stradale o a causa di un cancro, magari simile a quello di mia cugina. Finalmente distoglie lo sguardo da terra e si decide di parlarmi - Tra poche settimane compierò 36 anni, come vedi sto bene. Abbiamo una bella differenza di età io e te, e ti posso dire che negli anni che ci dividono sono cambiate moltissime cose, ma preferirei non raccontartele. So perfettamente che non condividi questa mia decisione ma sappi che alcuni cambiamenti, perlomeno quelli importanti e sconvolgenti, non sono accaduti a causa tua, sono successi e basta. E sì, a 35 anni ti sarà tolto qualcosa, ma non la vita. Tu ancora non lo sai ma sei una persona di carattere forte e fino a qui hai saputo cavartela bene. E ti prego, studia un pochino di più, me lo prometti? -

Che palle! Mi pare di sentir parlare mia madre. 

-Ho un’altra curiosità e vorrei che tu mi rispondessi almeno a questa domanda. Se mi rispondi ti prometto che studierò di più. Ci stai?- Ride a bocca aperta e si rende subito conto di aver  alzato troppo la voce, così copre la bocca con tutte e due le mani e guarda subito nella direzione di nostro fratello assicurandosi di non averlo svegliato. Scuote la testa in segno di consenso e mi fissa intensamente,  solo in quel momento ho la sensazione di conoscerla da sempre, realizzo che sto guardando i miei stessi occhi, diamine, quella sono io. 

-Avrò figli?-  

Lei non sembra stupita questa volta dalla mia domanda, non cambia espressione né posa e senza ragionarci troppo mi risponde imperterrita con un semplice no. 

- Perché? - 

Mi è uscito di bocca senza riflettere, forse sono troppo indiscreta e a me non interessa veramente sapere il motivo, un semplice avverbio di negazione mi sta bene. Sto per ritirare la domanda ma lei mi precede - Non li voglio, non li ho mai voluti. O forse è vero il contrario? Cosa mi dici in proposito? Tu li vorrai? -

Ma per che cavolo le ho fatto sta domanda? A pensarci bene ancora non lo so, a volte giocando con la mia amica fingiamo di essere mamme, mi ci sono immedesimata senza problemi, ma non ci ho mai ragionato seriamente. 

-Non saprei, no, non li voglio neanch’io -

Meglio non deluderla.

All’improvviso i miei occhi si fanno sempre più pesanti, non riesco più a tenerli aperti, mi sento scivolare via, batto le ciglia una, due, tre volte e poi il buio più profondo, come se qualcuno mi avesse iniettato dell’anestesia.
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venerdì 29 aprile 2016

Gape


... Mamah si sdraiò pesantemente sul suo adorato triclinio romano, le sembrarono secoli dall'ultima volta che sprofondò su quei gonfi cuscini color vermiglio e di fatti ne passó acqua sotto i ponti. La stanchezza le formicolò lungo tutto il corpo concentrandosi particolarmente negli arti inferiori, come se una cucitrice volesse raccomodare dei lembi lacerati attorno ai polpacci, dunque per trovare una comoda posizione dovette prima contorcersi un bel po', sprimacció due piccoli cuscinetti e se li nascose alla zona lombare, è dal quel  dimenarsi che emerse tra la fessura dello schienale e il sedile lo spigolo di un taccuino.   Mamah spalancò involontariamente la bocca in segno di sorpresa, incredula capì subito di aver ritrovato il suo vecchio diario - Ecco dove t'ho abbandonato! - Mamah fu esterrefatta da quel reperto, d'altronde è l'unico coccio rimasto di una vita vissuta e quasi dimenticata. Agguantò il libretto e lo abbracciò  all'altezza del ventre, sentì le viscere avvoltolarsi e finalmente si decise di distendersi in posizione fetale. 
- Smettere di scrivere è come smettere di respirare - Mamah iniziò a raccogliersi in ascetici pensieri. 
- Sono in apnea da troppo tempo oramai. Eppure sento ancora il desiderio di riavermi. Voglio parlarmi candidamente, vorrei intervistarmi periodicamente: perché ho smesso di tallonare l'ambita verità? Perché ho smesso di latrare tutto il mio odio per le persone che mi circondano? Di certo non ho iniziato ad idolatrare l'essere umano, non riuscirò mai ad ammirare fanaticamente nemmeno un solo essere della mia specie, mai.  Allora perché ho smesso di scrivere di punto in bianco? -

Di scatto Mamah si sedette composta e si guardò bene tra le mani quel libretto dalla rilegatura sciatta e consumata, iniziò lentamente a sfogliare le pagine, una ad una, studiò attentamente lo strano equilibrio che delineava la sua cacografia e il disordine del tracciato, non lesse mai una parola poiché la sua attenzione si spinse alle discromie delle pagine oramai ingiallite dal tempo, poi  al profumo indistinguibile  del degrado cartaceo sino al rilievo della scrittura. Massaggiò la carta ruvida e percepì passare sui polpastrelli piccoli solchi, con sorpresa le papille del derma iniziarono ad inebriarsi della forma delle sue parole. Mai pensava di poter provare così tante sensazioni per un diario di vecchia data.

Mamah s'immerse nuovamente nei suoi pensieri: 

- Smettere di scrivere é come smettere di ragionare, ed io sono un'imbecille da troppo tempo oramai. Tuttavia non è un bene che riprenda a scrivere e a disegnare, ogniqualvolta davo sfogo alla mia creatività c'era di mezzo un'ombra nera in me, la quale oscurava le mie giornate. Non ho mai capito veramente se le parole e le immagini fungano da terapia o inducano a fomentare ancor più  il mio pessimo raziocinio; oppure è vero il contrario? Forse dovrei veramente riprendere a scrivere per acquietare il mio stato d'animo, il quale ora è una mera sozzura, ridotto a melma. So d'essere infangata dal solito stato d’animo da tempi immemori, e so bene di quale molestia sono soggetta, è la noia invincibile, e me ne vergogno, mi vergogno d'essere costantemente annoiata.-

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martedì 5 ottobre 2010

Un uomo solo?


Ti ho sempre amata nonostante il tuo silenzio, e sicuramente ti avrei amata ogni giorno di più se solo fossi stata con me. Non credo ad alcun nume, non indosso la fede, ma nonostante tutto tu eri continuamente percettibile nella tua assenza, forse eri proprio tu l’unica natura divina cui credevo. Non saprei nemmeno a cosa o a chi gridare il mio rancore e la mia costernazione per il nostro mancato raggiungimento. Forse ho sbagliato io oppure hai sbagliato tu, ma che senso ha colpevolizzarci? Tu non ci sei, forse sei già esistita o forse dovrai ancora nascere o cosa peggiore non nascerai mai. Probabilmente è solo colpa del tempo, esso ci ha diviso quantunque i nostri pensieri e le nostre speranze continuassero implacabilmente a intrecciarsi in uno spazio a noi sconosciuto. Sono certo che in questo istante, se solo ci fossimo visti almeno una volta nella vita, ti guarderei con questi occhi stanchi e spenti, ma indubbiamente colmi d’amore e ancor più innamorati del nostro primo sguardo. Se solo mi fossi imbattuto contro il nostro destino, anche solo di sfuggita o per errore, anche in modo lesto e fragoroso quanto un colpo di fulmine, ora ci sarebbe un “noi” nelle mie ultime parole anziché un “tu” immaginario separato da un “io” solitario. Se ti avessi trovata mi porrei delle domande, mi chiederei se nel trascorrere degli anni fossi stato un bravo compagno, se ti avessi reso felice, se fossi riuscito a trasmettere il mio amore per te, rispettandoti, proteggendoti, interessandomi a te, sempre. Nonostante il vuoto abbia pervaso gran parte della mia esistenza, il mio ultimo pensiero adesso è ugualmente indirizzato a te, ma avrei voluto rivolgerti l’ultimo sguardo per dar fine a una vita che solo tu potevi renderla valevole e pienamente vissuta. Ti ho sempre aspettato. Non ti ho avuta, ma ti ho amata, perché sino a oggi c’ero.

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giovedì 5 agosto 2010

Specchio riflesso senza ritorno


Cosa vuoi che ti dica - zéh!
Lo so, questo mio risolino sembra più una smorfia atrofizzata.
Ti scruto e non posso fare a meno di pensare quanto squallore dovranno ancora tollerare quegli occhi. Quante lacrime proibite dovranno ancora bruciare in gola.
Sei delusa, lo vedo. Se solo potessi parlarmi e dirmi cos’è giusto e cosa sbagliato. Cos’è il male e cosa il bene. Chi sei realmente e chi sono gli altri. Qual è la verità e quale la falsità.
Ma che cazzo serve stringere i denti e filosofeggiare? Perché rifletti se non sai parlarmi?
Scrivi in un fottutissimo blog solo perché la persona la quale ami non vuole sapere chi sei, cosa pensi, cosa senti, cosa nascondi. E’ stupido, come è stupido stare qui, a guardarci. Sei stupida!


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giovedì 15 aprile 2010

Odi et amo. Quare id faciam, fortasse requiris. Nescio, sed fieri sentio et excrucior.


Tradita più volte e in più modi, è come essere inspiegabilmente travolti da uno schiaffo di uno sconosciuto; ti rialzi disorientata , ti carezzi la parte dolorante, guardi indietro, ti rigiri e incassi un prepotente cazzotto, ricadi ... e così via, fino a quando non ti ricordi più dove dovevi andare.
Che storia! Sconcertante e sconclusionata.


Nella mia babilonia ho capito bene che perdonare è come firmare un armistizio forzato, si diventa presto dei fasulli, poiché diventa automaticamente consueto scimmiottare inesorabilmente i propri sentimenti e i propri ideali. In realtà non c’è nulla da capire dalla vita, è già tutto fin troppo chiaro, in questo quieto vivere si è soli tra un branco di aulici satanisti.
Nel mio modo di vedere il perdono esiste solamente quando non si ha veramente qualcuno o qualcosa da perdere, altrimenti perché perdonare? Perché accantonare e dimenticare?
Il tradimento non merita l’indulgenza, altrimenti non ha senso, come non ha senso essere immancabilmente raggirati. Per tale motivo provo disprezzo verso me stessa, non ho ancora cancellato l’idrofobia verso colui il quale mi ha pugnalata più e più volte.
Perdonare no, ma amare quanto odiare è possibile invece. Nescio.
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martedì 24 novembre 2009

Girl, forse un giorno senza ore


Girl, hai iniziato il nuovo anno prima di capodanno.
Girl, hai lasciato senza mai allontanarti.
Girl, hai saputo essere orfana dai tuoi stessi genitori.
Girl, hai imparato prima ancora di prendere lezioni.
Girl, hai pronunciato la promessa di matrimonio senza sposarti.
Girl, hai pagato i tuoi debiti senza sganciare ancora un soldo.
Girl, smettila di perdere ciò che non hai.
Girl, ami una persona solo perché ti è sconosciuta e invisibile.
Girl, lo sai a memoria eppure continui a sbagliare ancora e ancora.



Girl, di te non so nulla, so solo che non c’è speranza per noi.
Incontreremo persone sbagliate, faremo l’amore e poi verremo traditi, ci sentiremo fortunati nei momenti più difficili e correremo senza una meta precisa.
Vivremo, ma lontani, forse ci augureremo la buona notte, ci cercheremo nei nostri sogni e forse avremo entrambi la consapevolezza di non poterci incontrare mai.
Non conoscerò mai il tuo nome, la tua età, la tua religione, le tue passioni; Girl, vivrò sapendo che tu sei qui, ma non potrò mai vederti né accarezzarti, non potrò nemmeno dirti che non ti ho mai abbandonata, nemmeno prima di averti finalmente conosciuta.
∞ S.J.∞
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giovedì 17 settembre 2009

Il contrario di luminescente



In questa cupa vita osservo indifferente.
Di fronte a me delle candele spente,
fumo, bevo e scrivo, scrivo e scrivo… inutilmente,
mentre le mie lacrime scendono condannando l’onnipotente.

∞ S.J.∞
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venerdì 11 settembre 2009

Il mio undici settembre è oggi



Vorrei non avere mai conosciuto l’illusione dell’amore bello ed eterno
Vorrei non avere mai letto romanzi d’amore
Vorrei non avere mai udito fiabe a lieto fine
Vorrei non avere mai ammirato un’anziana coppia ballare teneramente il liscio
Vorrei non avere mai imparato a memoria la citazione di Oscar Wilde
Vorrei non avere mai avvertito l’intensità di un abbraccio e di un bacio
Vorrei non avere mai intonato parole d’amore
Vorrei non avere mai
per non vedere oggi crollare la mia vita
basata principalmente su un valore fantastico.



L’amore crea un’elevata dipendenza, mai iniziare a credergli;
bada bene,
esso danneggia gravemente te e chi ti sta intorno.

L’amore è un passeggero malavitoso,
non ospitarlo mai,
poiché presto o tardi vorrai non avere mai.

∞ S.J.∞
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giovedì 27 agosto 2009

Biscotto della fortuna





Affinché il nostro profluvio di sentimenti non trabocchi mai e mai s’inaridisca,
il mio sconfinato amore per te si manifesterà in piccoli e continui gesti d’affetto,
come inesauribili gocce nell’oceano,
giacché perduta una sola di esse mancherebbe all'oceano stesso.

∞ S.J.∞ PER VISUALZZARE LA VERSIONE INTEGRALE DEL MEDESIMO POST CLICCA QUI!!!!

mercoledì 26 agosto 2009

A terra



A quegli innamorati con gli occhi imperlati di rugiada,
i quali,
nel folgore,
venerano il loro amore appassire;
voi disincantati inermi
non sapete proprio che fare se non contemplare l’ultimo tramonto nel vostro podere.
Per voi non esistono istanti infiniti, nessun ossimoro, nessuno più;
i vostri battiti convulsi muoiono adagio in quella notte
poiché placati dal silenzio corvino
e dall’inquietudine di aver perso anche l’ultimo fascio di bellezza.


E il gelo fende e penetra voracemente in voi stessi, sino a rendervi completamente ghiaccio;
e quella speranza di liquefare insieme ai ricordi
per poi rimirare una nuova rinascita,
è solo un miraggio in pieno inverno.
∞ S.J.∞
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martedì 18 agosto 2009

Tu, vergine, dormi, le mani sul petto incrociate.


Stanca, sempre più stanca.



Stanca dell’egoismo e della falsità,

stanca di quelle persone le quali parlano alle spalle;
nonché della loro arroganza,
dell’indifferenza e della doppia personalità.

Stanca dei sorrisi,
dei consigli,
delle promesse,
del sesso,
dei rappacificamenti,
delle simpatie.

Stanca di me stessa,
del disordine,
della debolezza,
della dipendenza,
della tristezza e dell’ insoddisfazione.

Stanca delle persone complesse, le quali credono di essere uniche e speciali.
Per queste non ho né ammirazione né odio.

Nessuna emozione.

Ma stanca.

E' tutto così stancante e demoralizzante.
Non provo più niente e niente più chiederò di provare.
∞ S.J.∞
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venerdì 31 luglio 2009

Amata come un animale





Mi hai avvelenata,
proprio tu!
Pensi di cambiare pelle,
di crescere,
eppure rimarrai sempre un invertebrato rasente.
Sulla mia pelle hai lasciato due segni
dai quali sgorga tutto il mio vigore.
Ti sei sentito minacciato ed hai saputo attaccare,
sebbene la tua specie non arrischia l’estinzione.
Sei strisciato via da me,
allontanandoti dalla mia lenta e funesta condanna,
ed io,
intorpidita,
ravviso il tuo consueto ritiro nel covo.
Avvolgi il vuoto,
ascolti il mio silenzio
e induci in tentazione,
ma non sai,
non sai
che oramai non sono più
pane per i tuoi denti.

∞ S.J.∞
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giovedì 2 luglio 2009

La vita



Non so se sia un dono, molte persone dalla voce celestiale proferiscono che sia preziosa e lo dimostrano privandosela per gli altri, addirittura altre invece esprimono la propria importanza per essa nel momento in cui la deteriora al prossimo. Non lo so perché bisogna costantemente lottare per vivere o peggio ancora vivere per lottare. So che tante persone hanno una loro risposta, la più giusta dicono, e non so quale sia il responso più veritiero, constato però che se la raggiungerai, la vita, la dovrai vivere all’oscurità di molte verità e per rischiarare il tuo buio dovrai rifornirti di tanta oggettività al miglior supermarket in zona. Da piccolo ti inculcheranno  sogni i quali da grande non si realizzeranno mai, forse perché contraddicono le leggi della fisica o perché sono le visioni oniriche altrui.


Se la raggiungerai, la vita, ti saranno dedicate tantissime frasi, alcune poetiche, altre patetiche, sagge, languide, banali, molte ancora maleducate e stupide, ma sono solo parole, non sono fatti, le parole rimarranno sempre parole, come le mie d’altronde.
Se la raggiungerai vivrai in mezzo alle promesse, ai doveri, alle passioni, ai patti, alle trattative burocratiche, ai mercanteggiamenti, e in mezzo a questi farai scorrere il tuo tempo.
Se la raggiungerai vivrai anche in mezzo alle persone, quest’ultime sono le più difficili da affrontare  perché saranno la causa maggiore del tuo dolore, io sarei colei la quale potrebbe rendere tutto questo possibile, sarei dunque la prima a ferirti.
Sarei, se lo volessi.
Pensandoci probabilmente non hai nulla da perdere. Nasci dunque! Vivi anche tu con noi.
Ma anche qui esiste il nulla, è in ogni sistema complesso di particelle, in ogni sostanza vigente, lo troveresti anche in te stesso, se io lo volessi. Sì bambino mio, esiste anche qui il vuoto, è in ognuno di noi. Potresti avere la voragine dentro di te ma averla qui è un male, potresti avere lunghi silenzi anche avendo sanissimi orecchi, potresti sentirti gelare anche in piena estate o peggio ancora in ogni giorno della tua vita.
In realtà qui non c’è nulla per te,
nulla di meglio,
nulla che tu possa riportare con te dopo la vita.
Non ti toglierò mai la pace in cui ora ti trovi, ti amo troppo per confondere il mio sentimento con l’amore contorto di questo mondo. Continua a dormire mio dolce bambino, un bacio.

∞ S.J.∞
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lunedì 29 giugno 2009

2# Regole di vita: Caro Amore...


Invece della devozione fanaticamente monogama alla quale siamo sensibili, sarebbe all’apparenza più razionale una sorta di “poliamoria”. La poliamoria è la convinzione che, come si amano molti vini, musicisti, libri, animali o sport, così si possono amare simultaneamente molti individui del sesso opposto. Oltretutto geneticamente parlando non siamo monogami. Fedelmente parlando lo siamo ancora meno. Ma siamo autolesionisti, ci innamoriamo facendo scattare quel meccanismo volto ad assicurare la fedeltà del nostro partner per il tempo sufficiente ad allevare un figlio (ed è un lasso di tempo notevole), il tutto chiamato dagli psicologi evoluzionisti "il coup de foudre irrazionale". Lo stato di innamoramento è accompagnato da molti fenomeni fisici, come i grandi sospiri, ma anche da inevitabili impulsi psicologici, come l’odio. Dunque si ama per arrivare all’odio e si odia per ritornare ad amare, bada bene, zampillanti di desiderio verso un nuovo individuo.



So, è più corretto asserire che non "per tutto il resto", ma "per tutto… c’è Mastercard", perché l’amore te la fa pagare cara.
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1# Regole di vita: Marcia!


Un drappello di soldati impegnati in un’esercitazione accanto a una linea ferroviaria.
In un momento di distrazione il sergente al comando non diede al drappello l’ordine di fermarsi.
I soldati erano così abituati a obbedire senza discutere che continuarono a marciare nonostante un treno in arrivo.

So, l'obbedienza resta una buona regola empirica, benché a volte rappresenti la rovina per l'individuo.




“Avanti, uomini della Brigata Leggera!
C'era chi provava sgomento?
Anche se i soldati sapevano
che qualcuno s'era sbagliato
non stava a loro darsi risposte,
né domandarsi il perché,
ma solo combattere e morire;
nella valle della Morte
cavalcavano i Seicento.”

(ALFRED TENNYSON, La carica della Brigata Leggera)
Guerra di Crimea (1854-55)
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domenica 28 giugno 2009

Perchè non è evidente quanto il sedere di un mandrillo?



Per i teisti un’unica sostanza consente a ogni oggetto esistente di iniziare e continuare a esistere: Dio.
Ogni proprietà di ogni sostanza è dovuta a Dio, il quale ne causa o permette l’esistenza.
E il teismo postula per questa causa unica una persona dotata di infinito potere (Dio può fare tutto quanto è logicamente possibile), conoscenza infinita (Dio sa tutto quanto è logicamente possibile sapere) e libertà infinita.
La scienza stenta a capire il fenomeno X? Nessun problema.
Smetta ogni ricerca: è il potere infinito di Dio a spiegare X (e tutto il resto) e la spiegazione è sempre supremamente semplice, perché, dopotutto, Dio è unico.
Che cosa potrebbe esserci di più semplice?

Un Dio capace di monitorare e controllare in permanenza le condizioni di ogni singola particella dell’universo non può essere semplice.
Ma c'è di peggio (quanto a semplicità): altri cantucci dell’immensa coscienza di Dio si curano simultaneamente di azioni, emozioni e preghiere di ogni singolo essere umano, nonché degli eventuali alieni intelligenti che potrebbero esistere su altri pianeti della nostra galassia e di cento miliardi di altre galassie. Egli, inoltre, deve anche decidere ogni momento di non salvarci miracolosamente quando ci ammaliamo di cancro.



E’ invece abbastanza coerente supporre che Dio, benché indivisibile, sia internamente complesso.
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Senza, solo tu




Alla fine tutto finisce.


Se negherete tale dichiarazione, è solo perché, almeno per voi, non è ancora finita.

Che cosa state pensando in questo momento?
Finirà anche il vostro sogno, sì, anche quel vostro momento.
Non avete scusanti, potete raccontare e giustificare in qualsiasi modo, d'altronde tutto finirà.
Smettetela di fingere, tutto ha una fine, ogni pensiero, ogni storia, ogni amore, ogni lavoro, ogni promessa, ogni passione, ogni famiglia, ogni vita, ogni cosa ha il suo meritato compimento.
Quando vi renderete conto dell’illusione di cui sto parlando, non farete nulla, rimarrete inerti, come lo sono io adesso. Non c’è nulla da fare.

Almeno scoprirete d'essere mortali.

∞S.J.∞
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martedì 16 giugno 2009

Il mio sogno? L'ultima della mia specie


Finché sbriciolo allora sì, continuerò imperturbabilmente ad avanzare contro la raffica del tempo e lasciare alle spalle una scia arenosa. Insisto per la via acuminata sebbene le voci mi disgustino ad ogni passo, sono saporosità condite sulla base della raffinement de goûts, le quali, tuttavia, sono insipide e anonime solo al mio palato. Lo so Ralph, i richiami della gente devono essere presi a piccole dosi, ridurle poco a poco, fino a poterne fare a meno per vivere finalmente nella riarsa pace del deserto, ma l’uomo disidrata il mio vigore ancor prima di svanire polverizzata.



Finire dopo aver ascoltato il mondo analfabeta, è il privilegio di chi solo rimane ultimo.

∞ S.J.∞
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domenica 31 maggio 2009

Come salsa al pomodoro





Ogni vaso sanguigno porta alcol dalle varie parti del corpo all'atrio destro del cuore, il quale martella sofferente. Gli occhi sono rannuvolati, la vista precede ogni movimento del bulbo, i suoni sono ammassati, snaturati, sguaiati e fuggitivi. La mente, la mente; 
La mente gode della pazzia, si compiace dell’illogico e del sostanziale, è purpurea, è dissennatamente serena mentre il senso tattile striscia, s’ingrossa, si appesantisce, s’intorpidisce. 
Mi dimeno in un corpo avulso, in un mondo irregolare, in un’attesa inaspettata finché madre illusione mi accarezza, mi aiuta, m’imbecca, cosicché la lingua stopposa soffoca negli aromi inebrianti e sprigiona le ultime parole senza tempo: "io, come salsa al pomodoro".
Brillo.

∞S.J.∞
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giovedì 21 maggio 2009

Vi odierò ancora di più


Vivo in un nucleo impregnato dall’ignoranza abissale in cui regnano sovrani dai cervelli innacquati di pensieri confusi, giostrano le proprie rozze mani per punzecchiarmi alla meglio, ma perché sono incapace di evitarle? E perché non servo di una nobile postura e di parole degne alla mia superiorità? Forse perché discendo dal loro stesso gene, sono infettata dal loro putridume, il quale porta solo ad una lenta autodistruzione. Potrò mai salvarmi e pulirmi da questo squallore? E potrò mai sradicarmi dalla placenta e manifestare con le giuste e acuminate parole tutta la mia repulsione per essa? Vorrei cancellare ogni discendenza, vorrei mutare il mio DNA, vorrei essere l’opposto dei miei congiunti. Il mondo sarebbe migliore, più amato e rispettato se persone malfatte e inadeguate non esistessero, tuttavia non è per amore del mondo per il quale odio ma è per amor mio, devo salvarmi, devo corrodere ogni mio ricordo e ogni goccia del mio sangue. Vorrei ancora più odio per acquisire una voce ferma, pacata e diabolica e distruggere finalmente la mente malsana, la quale continua schifosamente a pensarmi e disturbarmi.
Vorrei distruzione, fine e genesi.

∞ S.J.∞


bang!
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sabato 16 maggio 2009

L'essere onnivoro della cultura postmoderna



Sapete qual è la verità?
La verità sta nella maggior parte di chi legge queste righe e non vuole ammettere la propria incapacità di dimostrare il vero essere poiché è troppo sconosciuto a sé stesso in questa società oramai fashion victim, la quale società “… a comun danno impera, E l’infinita umanità del tutto”. Chi legge queste poche righe molto probabilmente somiglia al prossimo lettore e alla prossima persona con cui si relazionerà, ciò nondimeno negherà sempre a sé stesso di tali similarità. Chi legge questa riga si assicura di essere diverso, di essere unico ed originale proprio nel momento in cui esercita lo stesso lavoro di molti, indossa gli stessi vestiti dei manichini, usa oggetti commerciali e inteschia pensieri e modi di dire già sentiti e letti. E colui il quale legge, arrivato a questo punto del post, probabilmente cerca avidamente una piccola parte autentica di sé per essere ancora più...




Forse la verità è che alcune di queste persone possiedono la tanto ricercata verità, peccato che essa debba essere collaudata.
∞S.J.∞
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mercoledì 13 maggio 2009

Fermati prima di partire



L’inizio o il proseguimento di un amore
non saranno mai la vera apologia di una storia,
piuttosto lo sarà la fine.

Si inizia con l’interesse,
si prosegue con la divinazione,
poi con la sete di confessioni
sino a giungere alla fame dell’altro.
Decifrati i segreti arrivano le parole,
spesso pretenziose e categoriche,
le quali dissezionano, stabiliscono, classificano.
Dunque tutto diventa comprensibile e tranquillizzante.
Arrivati a questa cruciale fase l’amore è ormai mutato,
quel fascino poetico e seducente avvizzisce, ma
può cominciare la routine
di una relazione
o
di un distacco.


L’amore vero
finisce prima che esso stesso perisca,
L’amore vero
finisce prima di logorare il desiderio,
ma soprattutto,
per amore di esso
deve intenzionalmente finire.

Altrimenti
l'amore vero prende un altro nome:
Egoismo.

∞ S.J.∞
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Io, Donna Echidna Arpia Lamia





Quando una donna non si sente più tale?
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sabato 9 maggio 2009

La vera storia di quel giorno #9



Per chi ancora non avesse letto:
- La vera storia di quel giorno
- La vera storia di quel giorno #2
- La vera storia di quel giorno #3
- La vera storia di quel giorno #4
- La vera storia di quel giorno #5
- La vera storia di quel giorno #6
- La vera storia di quel giorno #7
- La vera storia di quel giorno #8


Usciamo dallo stabile e finalmente fumo una sigaretta, osservo l’edificio davanti a me e ancora mi domando come possa un posto esteticamente futile essere un prestigioso privè, ma soprattutto è incredibile il fatto che esistano persone eccentriche e senza pudore le quali probabilmente incontriamo in altri panni, totalmente diversi a lavoro, a casa o tra gli amici. Alla gente piace mascherare il proprio vero apparire, quindi potrebbe essere veramente difficile condividere qualsiasi particolarità di sé con una determinata persona, ma ancora non capisco perché ossequiamo la verità per poi rinchiuderla avidamente in noi, privandoci del piacere d’essere capiti ed amati per quello che siamo realmente, è stupido, ma è la realtà dei fatti.
Saliamo in macchina, la strada è lunga ma non ho voglia di parlare, non c’è nulla da dire.
Sento ancora freddo e soprattutto mi sento sola, senza amore, senza qualcuno il quale poter scambiare sguardi d’intesa, con cui scherzare e ridere fino a sentirci dei bambini, a cui stringere a me e sussurrare all’orecchio “io! Sono io ad amarti realmente”, non c’è calore umano che sappia denudarsi e avvolgermi di veri sentimenti, ci sono solo io, tremolante, che guardo fuori dal finestrino e osservo passarmi a fianco quel fantomatico edificio blu.

La strada del ritorno è sempre molto più rapida dell’andata, chissà perché. Arrivo a destinazione, perciò ringrazio Elisa per la serata e la saluto affettuosamente. Ancora qualche passo a piedi e raggiungo casa, ma non ho voglia di rientrare adesso, desidero invece fumare un’altra sigaretta, da sola, e aspettare l’alba seduta su una vecchia panchina di una fermata dell’autobus oramai inagibile. Difronte a me si mostra un vasto campo di grano che attende d’essere sfavillato dalla prima luce, mi metto quindi comoda, mi copro bene con il lungo cappottino e fisso l’orizzonte aspettando pazientemente.





Il fascino del nuovo giorno è sempre incantevole, denudo la mia mente per qualche secondo, questo momento dev'essere impresso bene nella mia memoria, desidero renderlo mio e soprattutto non voglio dimenticarlo mai. Mi rannicchio, portandomi le gambe al petto, e nella pace del silenzio osservo emozionata la spettacolare bellezza della natura.

È ora di concludere la serata, ma resto ancora un po’ qui ad ascoltare i primi cinguettii, appoggio la fronte sulle ginocchia e ricomincio a pensare. 

- Penso a dopo, a me che nonostante il freddo sarò scoperta e senza veli sul mio lettone, come sempre mi raggomitolerò nascondendo il viso tra i pugni, chiuderò gli occhi e ascolterò il mio vuoto, il tuo silenzio e me stessa senza di te. L’immancabile gelo mi rammenterà di smetterla di pensarti , perché tu, e questo lo sanno tutti, tu non sei l’uomo adatto a me, sei l’uomo più confuso del mondo e io la donna più svampita. Non sarò mai pronta né a stare con te né a stare senza di te perciò mentirò, mentirò al vuoto, al silenzio, al freddo e a te, sì anche a te, che mi avrai già dimenticata quando finalmente ti abbraccerò nei miei caldi sogni –.

∞ S.J.∞
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La vera storia di quel giorno #8




Per chi ancora non avesse letto:


Avanzo lungo il corridoio fino a raggiungere il terzo foro, all’interno vedo una decina di persone amoreggiare tra loro, una coppia in particolare attira la mia attenzione, un uomo attempato e corpulento sta violentemente penetrano una ragazzina. Lei è messa a novanta, con i gomiti e gli avambracci ben saldi sul materasso, il suo volto è coperto dai lunghi e folti capelli scuri, e geme, piagnucola quasi, ma tra le sue urla si odono parole provocanti “Scopami, scopami tutta!” sono strepiti di godimento i quali provocano l’accelerazione dei colpi, sempre più schiaffeggianti. L’aspetto inquietante di tutta la scena è vedere quell’uomo disgustosamente grasso e viscido, il quale non ha alcun riguardo per la persona sotto di sé, potrebbe sbattere una capra o una scrofa, che importanza ha per lui? Quell’essere, in piedi e a testa chinata non riuscirà mai a intravedere il suo fallo eretto, è stupefacente quindi scoprire la possibilità di un rapporto sessuale, con tutto quel lardo riesce tuttavia a centrare un orifizio, incredibile.
– Lo detesto, vorrei tanto che qualcuno lo incuneasse nello stesso modo, ancor più disprezzo lei, la quale si fa soggiogare da un porco schifoso, ma perché tanta noncuranza di sé stessi? Se lei vedesse la disistima del suo cavalleggero magari capirebbe la mia repulsione – 
Mi rendo conto di essere arrossita dalla rabbia, sento pizzicori corrermi in tutto il cranio. Senza mai interrompere il movimento meccanico l’uomo si volta verso di me, scopa la puttana e mi fissa dritto negli occhi, il suo sguardo è vuoto, non c’è espressione nel volto.
Non ce la faccio a ricambiare lo sguardo, quell’essere m’incute timore. 
- Perché mi fissi? A cosa stai pensando? Pensi almeno? – 
Me ne vado, mi sento di troppo. Proseguo il cammino e sbircio velocemente in tutte le stanze, scorgo transessuali insieme ad alcune ragazze, coppie gay ... ogni camera quindi accoglie una persona diversa pronta a cedersi al prossimo e al proprio essere.




Arrivo al solito vicolo e trovo Elisa appoggiata alle sbarre della stanza delle torture, osserva divertita.
“Cosa sbirci Ely? Hai uno sguardo malandrino” 
“Guarda tu stessa” e indica con la testa il tavolo, qui dentro l’ambiente è sempre più illuminata dalle rosse candele, ora sembra quasi di partecipare a una setta. C’è qualcosa su quel tavolo, mi avvicino alle inferiate e ancora una volta dimentico di chiudere la bocca per l’incredulità. Su quel lettino rigido c’è una persona nascosta da un particolare telo eccessivamente aderente, forse il tessuto è gommato o è in lattice oppure polietilene, non vedo bene da qui, certo è che quell’uomo si trova in un sacco sottovuoto, è come trovarsi in un sacchetto per alimenti della Foodsaver. L’impermeabile presenta solamente due buchi uno a livello della bocca e l’altro più in basso, alla parte intima, dal quale fuoriesce un’imponente erezione. Attorno all’uomo incartapecorito ci sono trans e donne vogliose di abusare di quell’asta in bella vista, una trans smanetta rapidamente il suo cazzo già eccitato per poi infilarlo nella bocca dell’imbalsamato, muove energicamente il bacino facendo entrare ed uscire il suo pene da quell’invisibile bocca, sento i gorgoglii della vittima, forse cerca di urlare, non capisco bene, nel frattempo gli viene fatto anche un fellatio da una donna in minigonna nera-lucida e con un collarino in vinile, ed ecco che subentra una ragazza, spazientita scosta la donna e salta sopra il tavolo penetrandosi e godendo davanti a tutto il pubblico, io ovviamente continuo ad assistere lo show a bocca spalancata 
- Pazzesco! – 

“Avanti cara, fatti una bella cavalcata” 
“Ely, ma sei scema? Mi sento accidentalmente coinvolta in un omicidio, questo poveretto è spacciato”
“Ahà, è talmente poveretto che è venuto!” Elisa mentre parla non mi guarda nemmeno, sorride a braccia conserte. Forse è convinta di partecipare ad uno spettacolo di cabaret. 
- E poi dicono che gli adulti perdono la voglia di giocare, ma per piacere! – 
Non posso nascondere di divertirmi anch’io, ammetto di aver già visto queste “esibizioni” in diversi filmini porno, quello che vedo quindi non dovrebbe essere una novità eppure viverla in prima persona rende tutto particolare ed esclusivo. Tutte queste emozioni mi hanno fatto venire voglia, un’irresistibile voglia di fumare una sigaretta.
“ Ely, vorrei fumare una sigaretta”
Elisa dà un’occhiata al suo orologio e con aria sconsolata decide di tornare a casa. Questa volta le sto vicino e torniamo indietro senza incontrare troppi ostacoli, finalmente usciamo dall’oblio e ci lasciamo fulminare dalle luci artificiali.
Prima di raggiungere la reception mi volto verso la pista da ballo per guardare l’ultima volta quella divinità femminile oramai conquistata dalla melodia. Il suo corpo sudato brilla sotto le sfavillanti luci, i suoi movimenti serpeggianti, morbidi e flessuosi mi fanno cadere in trance, quelle labbra scure e carnose sono l’estasi dei miei occhi e i suoi occhi diamantati sono il portagioie del puro visibilio. È bellissima. È una dea degna d’essere accarezzata da mani vellutate come petali di rosa e poiché ogni carezza è un dono all'eterno a lei solo deve essere espresso gratitudine e nutrita dalla più onesta devozione.
In verità questa sera solo io ho goduto, solo io ho beneficiato della vera esaltazione, la quale non è, come si crede, riservata ai soli uomini, ma solo a quei pochi i quali sanno meravigliarsi dell’incantevole bellezza femminile.

∞ S.J.∞

Continua...
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giovedì 7 maggio 2009

La vera storia di quel giorno #7




È impossibile spiare la successiva camera, c'è troppa gente calcata alla parete, nonostante tutto Elisa ha un’agilità felina sconcertante, riesce con esperti movimenti scansarsi da chiunque e proseguire ancheggiando per la sua diritta strada, senza troppi problemi infila la testa nei fori saziandosi della leziosità altrui. In questo momento mi ricorda moltissimo Winnie the Pooh, un ghiotto orsetto per la stradina sterrata in cerca di un alveare da cui attingere il gustoso miele, ma qui non c'è segno di dolcezza, l'unico modo per placare la fame è quello di liquefare la propria frenesia per poi centellinarla poco alla volta e godere del suo genuino elisir. 
È incredibile, mi trovo nel bel mezzo di un’altra orgia, questa volta sono circondata da un centinaio di persone, è una sensazione indescrivibile. La percezione visiva è molto limitata ma gli altri sensi hanno ampio spazio di comprensibilità, il solo sentire i sospiri e i gemiti di piacere risveglia in me un’incontrollata esaltazione, pronta a dare in escandescenza. Nell’ombra dell’oscurità distinguo solamente i movimenti dei corpi, mi sento diversa, mi sento naufraga in un mare burrascoso nel quale fermenta una forza sconosciuta. Non posso tornare indietro, oramai sono accerchiata da numerosi corpi, devo solo proseguire facendo attenzione a non calpestare qualcuno. I tramezzi assumono forme umane e ogni angolo è coperto da persone affamate di carne, sono ovunque, davanti, dietro, sotto di me ed ora s’apprestano ad inondarmi.



Una ragazza dai seni scoperti mi abbraccia posando le calde labbra sul mio collo, mi bacia con ardore, accarezza lentamente la mia nuda schiena, respira sul mio decolté e scende giù, molto lentamente, le mani ora scivolano lungo i miei seni stringendoli l'uno contro l'altro e la sua bocca finalmente approda su di essi ancorando nel bel mezzo la sua cocente lingua. Altre mani lambiscono il mio corpo, sfiorando ogni centimetro della mia pelle e stimolando ogni vibrazione – se non passo oltre, se rimango qui, permetterò alla mia eccitazione di straripare e cederò a qualsiasi tentazione - Ho il cuore in gola, non sono abituata ricevere baci da persone sconosciute, afferro perciò le braccia di lei concentrandomi sul suo viso, il quale è fastidiosamente camuffato dal buio tenebroso, a malapena scorgo i suoi delicati lineamenti, le sue braccia sono molto più magre delle mie, quasi mi intenerisce ma non voglio accarezzarla e ricambiarle quegli emozionanti baci, non voglio essere sedotta, non qui e non così. Decido quindi di proseguire, l’allontano con somma gentilezza e me ne vado, lasciandola lì a guardami allontanare da lei. Mi sono fatta sfuggire l’opportunità di consumare ogni desiderio sessuale con una ragazza, ma qualcosa dentro di me mi ha immobilizzata, non è quello che voglio, o forse lo voglio per soddisfare una mia curiosità, non so nemmeno questo, so solo che non è quello che cerco o desidero veramente. L’abbraccio di cui ho bisogno ha senz’altro spalle più larghe, più virili e più risolute, un abbraccio che sappia avvolgermi con vigore e sappia proteggermi da qualsiasi pensiero avverso, un abbraccio amico, complice ed eterno. Un abbraccio che non esiste, probabilmente.

∞ S.J.∞

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La vera storia di quel giorno #6




Per chi ancora non avesse letto:

- La vera storia di quel giorno
- La vera storia di quel giorno #2
- La vera storia di quel giorno #3
- La vera storia di quel giorno #4
- La vera storia di quel giorno #5





Le parole taglienti di Elisa mi feriscono, perciò decido di raggiungere il prossimo foro senza di lei. Voglio starmene sola, ne ho bisogno, ne ho sempre avuto il bisogno e ancora non riesco a concepire il perché di questa mia particolarità. So di avere la capacità di esercitare una forte influenza su qualsiasi persona, ciò nonostante desidero sparire nel momento in cui la conoscenza inizia ad acuirsi verso un rapporto d’amicizia, a quel punto evito ogni possibile contatto. Durante il tempo in cui avverto la nostalgia di qualcuno difficilmente ne vado alla ricerca e anche se i miei sentimenti verso la persona sono vitali non farò nulla per chiamarla, ciò nondimeno spererò fervidamente d’essere rintracciata. Preferisco eclissare nel mio vuoto piuttosto di invadere gli spazi altrui, per tal motivo prediligo la solitudine, sempre.



Appoggio la fronte al multistrato e sbircio a lato della fessura, in questa stanza c’è una sola coppia, una giovanissima ragazza mingherlina ed un uomo sulla quarantina d’anni, accigliato, quasi immusonito. I due si accarezzano con particolare smania artigliandosi la carne tanto da potersi accartocciare con la massima ingordigia – Dio! Quanta bramosia! - Abbasso gli occhi, fissando il lenzuolo artatamente sbattuto dai movimenti degli infervorati - Sono stanca di rivedere lo stesso spettacolo - Guardare da fuori, essere perciò una spettatrice, dà la possibilità di notare particolarità inconsiderate durante lo specifico atto. Qui, ora, ritrovo in loro il mio egoismo, il solito bisogno di sfogare gli istinti senza alcuna sfera affettiva, senza l’amore del compagno. Questa scena mi sfianca, saranno state le parole di Elisa, sarà perché osservo una coppia egotista, non lo so, almeno capisco bene di sentirmi alquanto infastidita da questa visione. Dal nulla una mano ghermisce il mio fianco, c’è un uomo dietro di me, non mi volto e di sicuro non mi sorprendo, alla fin fine me l’aspettavo. Un nudo e massiccio membro s’appoggia dietro di me, lo sento molto bene, sento la sua pelle strusciarsi, dopotutto la mia gonnellina a malapena riesce a coprire l’apice della rotondità del mio sedere, e mentre l’altra mano palpeggia la pienezza di un mio seno penso che non è questa la mano dalla quale desidero sentirmi toccare, non sono questi i sublimi movimenti i quali dovrebbero zampillarmi di forti emozioni - Non sei tu l’uomo giusto - Continuo ad osservare i due esaltati sul letto e immobilizzo la mano oramai dentro il mio finissimo vestitino, quindi scivolo lentamente la testa all’indietro fino ad appoggiarmi sulle spalle di lui e, avvicinandomi al suo orecchio, gli sussurro risoluta: “Non hai speranze con me, non sei tu che cerco, sono lesbica perciò ti prego basta così”. L’uomo mi libera dalle grinfie e guardandomi sorridendo mormora a sua volta: “un vero peccato” e senza aggiungere altro sparisce nell’oscurità – Porca puttana! Che figo! - Rimango scioccata, è un bellissimo uomo, dalle spalle larghe e petto palestrato, sono rimasta affascinata dai suoi occhi estremamente dolci e sorridenti. - Che corpo! – 

“Senti ma sei grulla o cosa?” Elisa mi raggiunge più sconcertata di prima. 
“Ely, a parte il fatto che ho visto dopo quanto stra-bono era, comunque queste gambe non si apriranno a nessuno qui dentro, ci siamo intese?” le punto l’indice in faccia con sguardo volitivo, lei sgrana gli occhi ed alza le braccia in segno di resa come se avesse una pistola puntata contro.
“Va bene, va bene, come desidera Madame, ti sei solo fatta sfuggire una mega scopata da uno stra-mega-figo, nulla di grave, solo un tantino stupido il tuo gesto. Senti andiamo al buco tre, prima ho visto entrare una coppia niente male”. Arrivata al termine delle sue parole spunta sulla faccia di Elisa quel solito sorriso di Joker, inizio seriamente a preoccuparmi. 


∞ S.J.∞
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lunedì 4 maggio 2009

La vera storia di quel giorno #5


Per chi ancora non avesse letto:


Forse non ho ben capito cos’è un privè, ho la sensazione che questa sera non vedrò un’esibizione ma, anzi, ne farò parte. Scosto il pesante telo e davanti a noi si mostra il buio corvino accompagnato dal rimbombante silenzio, ogni nostro passo disturba la quiete della stanza, ma avanziamo ugualmente con indifferenza, alla cieca, finché la strada schiarisce poco alla volta permettendoci così di visualizzare un ostacolo nero, un pannello stratificato a pochi metri da noi, se non avesse una particolare lanterna appesa al suo centro sarebbe un’inutile parete spoglia e saremmo subito ritornate indietro – Ma aspetta! - strizzo bene gli occhi - Aspetta c’è qualcosa! - scorgo con fatica altri due varchi uno a sinistra e uno a destra del pannello stesso – Oddio! quelle stanze sono ancora più buie di questa -.
Elisa s’avvinghia al mio braccio e come al solito prima di una sua considerevole rivelazione sfoggia il sorriso alla Joker: “Cara, benvenuta nel labirinto, questa sera sceglierai la tua strada senza l’aiuto della ragione, bensì servendoti unicamente del tuo buon istinto”. 
Giro dunque a destra portandomi a braccetto Joker, la strada prosegue lungo un angusto corridoio privo di luce, devo lasciarmi guidare dalla mia sensibilità tattile, sfioro perciò le pareti con le mie timide dita finché mi accorgo che su di esse ci sono alcuni fori giusto all’altezza della mia testa, ciascuna apertura è larga circa cinquanta centimetri di diametro, infilo quindi la capoccia in una fessura e scopro con stupore una camera da letto illuminata dalla fievole luce color ghiaccio, al centro un enorme letto rotondo coperto da un lenzuolo di raso bianco e in parte, alla destra, un divano foderato dello stesso tessuto rivolto verso il lettone. Introduco così la testa nei prossimi buchi e in ognuno scopro enormi stanze con un letto sempre diverso e con a lato una poltrona o un divano. – Ma quante sono? – Giriamo a destra poi a sinistra e ancora a sinistra, ogni svolta ci conduce in simili viuzze dove scovare diverse camere da letto, finalmente arriviamo ad un vicolo cieco, ma questa volta la stanza differisce dalle altre, è una cella, o meglio, una stanza delle torture illuminata da rosse candele, simili a lampade votive.
In internet avevo visto diverse foto di persone legate e appese come salami, ho notato che la corda va stretta anche alle parti intime, compresi i testicoli, esistono varie tecniche per avvolgerli fino a restringerli, ovviamente le parti diventano incredibilmente violacee, spesso il viso viene nascosto da una museruola, probabilmente per coprire il volto rigonfio dalle “commozioni”. Qui davanti a me c’è tutta la cordatura adatta per intraprendere questo giochetto, inoltre ci sono anche delle sferze, degli staffili, delle verghe, delle mollette e tanti altri strumenti strani, ben ordinati e agganciati sulla parete difronte a noi, c’è addirittura un tavolo cui poter intrappolare mani e piedi della vittima-protagonista e una strana poltrona su cui ci si deve solo accomodare a pancia in giù per attendere i numerosi colpi. 
– Sicuro qui c’è stata gente la quale è dovuta correre all’ospedale –
Elisa impugna una specie di randello e se lo porta a livello della bocca confondendolo con un microfono: “Che dici? Ritorniamo in discoteca? Beviamo un paio di Martini e quando arriva la calca ci addentriamo ancora qui dentro?” Accetto volentieri, ho proprio bisogno di alcol. Qui in questa fottutissima festa privè non c’è un posto dove poter fumare - Niente fumo? Allora vada per il sollievo alcolico - E pensare che fino a circa un anno fa non fumavo affatto, al massimo bevevo uno o due Spriz il fine settimana, ero una salutista, perlomeno mi ci sentivo, ero addirittura impegnata in uno sport agonistico. Adesso invece trasgredisco in ogni dove e la salute la lascio farsi friggere.
Ritorniamo con difficoltà nel locale da ballo e mentre Elisa si accinge al bar per ordinare le nostre bevande io mi avvicino all’invitante banchetto, mi limito a mangiucchiare qualche salatino finché ad un tratto mi imbambolo davanti a una visione aurica e – cazzo - dimentico di chiudere la bocca. A pochi passi da me c’è quella ragazza la quale avevo adocchiato pochi minuti fa, ora si trova sul cubo a ballare la pole dance – wow! – è proprio davanti al palo e guardando in basso shakera le spalle a ritmo di musica strapazzando violentemente i seni divisi dall’imponente asta, scende giù, senza mai fermarsi, allargando lentamente le gambe e mostrando a poco a poco tutta la sua glabra intimità dalla quale affiora una piccola prominenza rosea divisa da un finissimo spago nero – “hhhhha” – aspiro brutalmente dimenticando di non aver ancora ingerito tutti i salatini in bocca. Se non fosse per Elisa o meglio per il Martini sarei morta soffocata,  sarei comunque morta volentieri lì.






È ormai mezzanotte e mezzo, dopo un paio di Martini e qualche movimento cadenzato Elisa decide che è giunta l’ora: “È giunta l’ora Cicci”
“ùi, già a casa?” e intanto continuo a sculettare attorno a una simpaticissima trans, senza però perdere mai di vista quella dea dai cappelli lunghi e dalla carnagione meticcia. 
“No, scema! È l’ora del privè”.
Mi ero già dimenticata del privè, è divertente ballare qui, la maggior parte delle persone si scatenano completamente nude, permettendo il sudore di scintillare sui propri corpi. Anch’io vorrei togliermi il vestitino per mostrare la farfalla d’argento dietro il mio tanga e rimanere in collant e scarpette in vernice nero, tacco sette centimetri, ma niente, la mia timidezza me lo proibisce.
Elisa mi fa cenno di andare – Santo Cielo quanta fretta! – perciò, entrambe con passo deciso, solchiamo la tenda smorzando all’improvviso l’allegra musica. Mi accorgo subito che il buio è privo di quel precedente silenzio tombale, c’è qualcosa di diverso ora, rallento la marcia, il mio cuore sussulta, ho smesso di respirare.
Quello che sento sono gemiti di eccitazione, sono numerosi fremiti e sospiri di parecchi uomini e donne, questo corridoio si è trasformato in un torbido cunicolo di alitanti fragori. Riprendo a respirare con affanno. Ho il batticuore. 
Raggiungiamo la lanterna e questa volta scelgo di girare a sinistra, c’è un lungo corridoio prima di raggiungere il foro, Elisa sgattaiola pochi passi più avanti, mentre il buio e le vibrazioni di puro godimento sono sempre attorno a me. Senza alcun preavviso sento una mano toccarmi la schiena e ancora le gambe, un’altra il sedere, un’altra l’interno coscia, sobbalzo: “Elisa!” - Che sciocca, non può essere lei, è davanti a me, ha già raggiunto il primo foro. Da dove cazzo arrivano ste mani? – Un intenso brivido mi assale, mi giro e rigiro, fatico a intravedere i volti, tuttavia avverto perfettamente una decina di mani accarezzarmi ovunque, ed eccone una stringere fervidamente la mia parte intima fino a scostare le mutandine e sfiorare la mia piccola sporgenza, delle madide labbra s’appoggiano sul mio orecchio e sussurrano con voce provocante: “Vieni con me”. Senza ragionarci troppo cerco di svicolarmi, tento di fuggire da questa geenna d’infervorati. Mi libero e raggiungo Elisa guardandomi bene alle spalle. Sono sicura che se avessi seguito quella voce sarei stata penetrata da numerosi uomini in pochi istanti, magari avrei anche goduto come mai prima ad ora. Non lo so, sono confusa e sento il mio corpo accalorarsi sempre di più. 
Spio insieme ad Elisa, dalla prima finestrella. Nella stanza ci sono una decina di donne e uomini addensati tra loro. È la prima orgia che assisto dal vivo, eppure tutto questo mi appare un evento estremamente naturale ed emozionante, ogni movimento è eseguito con estrema naturalezz poiché guidato dal puro istinto. – Perché ci sottraiamo al sesso di gruppo e alla promiscuità? Perché ci priviamo di tanta bellezza? Se solo potessi sfogare i miei istinti seguendo gli atteggiamenti più naturali, eliminando dunque ogni precetto sociale, mi sentirei certamente più libera e appagata –.

“Non ti nascondo di sentirmi eccitata, ho una voglia sfrenata di consumare i miei desideri carnali, ma non ce la faccio a lasciarmi andare” Con vigore mi mordo il labbro inferiore, quasi a volermi zittire per continuare a osservare meglio una coppia affiatata, la quale riesce a emanare delle sibilline vibrazioni volte verso il mio basso ventre e far circolare impetuosamente un’essenza estranea in ogni mia vena, riesco a percepire gli stessi fremiti dei due, è come se quelle mani e quelle lingue stessero lambendo anche me ubriacandomi la mente e rallegrandomi il corpo, le loro gesta e il loro ardore trascendono da ogni legge fisica, esagitano una forza la quale riesce inspiegabilmente penetrare anche il mio corpo – Santo cielo, desidero fare sesso! -. 

“ Per quale motivo non vuoi sfogare i tuoi impulsi?” – Elisa mi guarda sconcertata come se le avessi inveito contro, ora pretende delle legittime spiegazioni.

“Ely, indubbiamente quest’orgia fa perdere la testa, ma sono comunque degli estranei e per tal motivo non utilizzano le dovute cautele”.

“Cicci, sei una sciocca! Per quello che ne so logori ancora le tue voglie sessuali con il tuo ex, lo sappiamo bene tutte e due che se non è stato fedele durante il vostro rapporto non lo sarà di certo ora che possiede la piena libertà di svolazzare qua e là come uno stornello e appollaiarsi sopra ogni accomodante nidiata. Cosa cambia ora?”

“In effetti hai ragione, potrebbe essere talmente viscido da non pensare alla nostra salute, ma dubito che sia ipocrita fino a tal punto”

“Bambina mia, continui ad essere stupidina. Dalle tue precedenti confessioni so che il tuo ex ti usa come tappa buchi in tutti i sensi, come fai a non capire?”

“Smettila Elisa!”

“Invece no cara, se non sai ascoltare te stessa abbi almeno la volontà di ascoltare me, a quanto pare la sottoscritta ne capisce un pochettino di più. Ad esempio il tuo beneamato ex preferisce uscire con i suoi amichetti anziché starti vicina mentre ti senti male o dichiaratamente malinconica, è arcinoto che passa il tempo con te ogni qualvolta gli tira il pisello o, appunto, quando i suoi alleati non sono reperibili, non siete dunque amici né amanti. Lo sai bene che non riesce a starsene solo a casa a guardare la tv o leggersi un libro o il tuo blog, non gli interessano queste cose, lui certamente non vive per te, è il tuo ex per l'appunto, vive solo per se stesso godendo di chiunque. E allora? Non sei una tappa buchi e una scimunita? Tesoro mio, qui non ti trattano come un usa e getta, qui ti venerano, ti danno la possibilità di ascoltare te stessa e i tuoi piaceri lussuriosi, qui ricevi, ma soprattutto al di fuori delle mutandine non ti verrà tolto nulla di più”.

“Perché di solito di cosa vengo tolta?”

“Della tua dignità”.

∞ S.J.∞

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